Guerra Bianca, quando il nemico era la fame

Come si nutrivano i soldati impegnati nella durissima Guerra Bianca 1915-18? Una ricerca è stata compiuta dal dottor Giancelso Agazzi della Commissione centrale medica del Club Alpino Italiano che relaziona sull’argomento sabato 18 agosto 2018 presso il Rifugio Caduti dell’Adamello, al Passo della Lobbia Alta. Per gentile concessione del dottor Agazzi pubblichiamo una serie di inediti appunti sui temi sviluppati nel corso della conferenza organizzata dal Cai di Bergamo (vedere qui sotto la locandina).

Dagli appunti del dottor Agazzi

Nel corso della Guerra Bianca 1915-18, un conflitto duro, combattuto a oltre tremila metri di quota tra rocce e ghiacci, dal gruppo dell’Ortles-Cevedale fino a quello dell’Adamello-Presanella, l’alimentazione delle Truppe Alpine su entrambi gli schieramenti, italiano e austro-ungarico, fu di fondamentale importanza al fine di garantire il successo delle azioni belliche. Il cibo doveva essere abbondante, nutriente e buono, come affermato dal dr. Johann Steiner, responsabile sanitario dello Stato Maggiore Austro-Ungarico. Si dovevano utilizzare cibi possibilmente leggeri e con alto contenuto calorico (zucchero, pancetta, lardo, burro, formaggio, e verdura). Era necessario fornire a centinaia di migliaia di soldati, oltre, naturalmente agli animali, la razione quotidiana di cibo prevista dai regolamenti, nelle modalità adeguate. L’approvvigionamento a quelle quote non era sempre facile, soprattutto durante l’inverno e il cibo non sempre giungeva su quelle remote postazioni in buono stato di conservazione. Per il trasporto ci si serviva di muli, cavalli, cani, asini, teleferiche, e decauville.

Furono introdotti i cibi in scatola, che, talvolta, provocavano problemi ai soldati. Qualcuno la chiamò “la grande guerra di latta”. Fu Napoleone Bonaparte, tramite uno chef parigino, a introdurre i cibi conservati nel vetro. Poi, gli inglesi introdussero la conservazione del cibo in scatole di latta sigillate. Il cibo veniva bollito prima e, poi, messo in scatola. Vennero messi in scatola carne, sardine, pasta, formaggio, polenta, legumi, burro, margarina. Vennero introdotti gli “scalda-rancio” che permettevano di rendere il cibo in scatola più gradevole e digeribile. I soldati utilizzavano borracce in legno o in metallo. Vennero introdotti anche i primi “thermos”.

La distribuzione del rancio e in alto reticolati al passo della Lobbia Alta (ph. G. Agazzi per gentile concessione).

Prima di una marcia non si dovevano consumare pasti troppo abbondanti. D’estate, presto al mattino, veniva somministrata una colazione leggera. Un pasto abbondante andava consumato dopo il primo grande sforzo della giornata. Il pasto principale doveva avvenire, invece, nel tardo pomeriggio, possibilmente caldo, per aiutare il mantenimento della temperatura corporea nel corso della notte, soprattutto d’inverno. La fame divenne, già a partire dal 1916, un vero problema per le Truppe Austro-Ungariche, già indebolite dalla fatica e dal freddo. La carenza di carne, pane e farina contribuì a fare aumentare il numero dei decessi tra i soldati ammalati o feriti al fronte. Le difficoltà della guerra di montagna e la scarsità dei viveri provocarono l’indebolimento del fisico dei soldati. Nell’ultimo anno di guerra, infatti, il peso medio di un soldato in guerra scese a 48 chilogrammi.

Gian Celso Agazzi

Commenta la notizia.