Gli ultimi camminatori dell’Engadina

Nel poster collocato alle fermate degli autobus postali la domanda è imperiosa e inequivocabile: “Bereit fur den Berg?”, sei pronto per la montagna? Sullo sfondo tre escursionisti affrontano un sentiero in discesa su cui è stato piazzato un cartello che invita alla prudenza. Si tratta a ben vedere di un avviso analogo a quelli che mettono in guardia nei luoghi pubblici se un pavimento è scivoloso dopo essere stato lavato. Il fatto è che sui percorsi pedonali dell’Engadina il popolo dei semplici camminatori – cioè non ultra trailers, non runners, non bikers, non simili atletici individui – si assottiglia e, quel che è peggio, invecchia a vista d’occhio e sempre meno è pronta ad affrontare le incognite della montagna.

A piedi tra i prati di Grevasalvas. In alto un severo avviso ai camminatori sui muri dell’Engadina: siete pronti per la montagna?

Un piccolo test, per ciò che qui può valere? Fin dalle prime ore del giorno, sulle sponde dei laghi smeraldini di Silvaplana e Champfer solcati dalle svolazzanti vele dei kit surfer è un gran via vai di pedalatori sospinti in larga maggioranza dai motorini elettrici che ne moltiplicano la velocità azzerando gli sforzi. Caschetto, tuta aderente di materiale sintetico, tali biker sfrecciano silenziosi sfiorando i superstiti bipedi rintanati sui lati per fare spazio. Questi ultimi superstiti camminatori si distinguono in tre divere categorie: cinofili con cani al guinzaglio, genitori che spingono le carrozzine con il figlioletto dormiente e anziani dal passo incerto muniti di racchette da nordic walking. Bipedi sui generis vanno invece considerate le bionde valchirie che, correndo a grandi falcate e facendo ondeggiare nel vento la coda di cavallo, ti passano accanto sussurrando un inquietante grutzli.

Un avviso che non invoglia a camminare.

Tramonto del cavallo di San Francesco in questo frequentato luna park alpino? Addio scarpinatori dallo zaino voluminoso votati a estenuanti traversate? Patetica, con tutto il rispetto, appare la trovata della “camminata gastronomica” proposta dagli uffici turistici. Si va in discesa dalla stazione intermedia del Furtchellas fino a Sils Maria con tappe lungo il percorso per rifocillarsi (60 franchi a testa, prepagati, compresa la salita in funivia). Rigorosamente in discesa con qualche moderato strappo è anche il “panoramic weg” che scende da Punt Muragl raggiungibile con funicolare. Anche qui sosta “gastronomica” assicurata.

Per trovare gli ultimi veri camminatori dell’Engadina suggeriscono di recarsi sui sentieri che dal Maloia si diramano verso i pascoli di Grevasalvas, sulla sponda del Lej da Segl. Lassù lo sguardo spazia verso i residui ghiacciai del Corvatsh, del Bernina e dei Forni mentre in basso il lago è un gigantesco smeraldo incastonato tra i prati e le foreste che stregarono Giovanni Segantini. Verso la Bregaglia fa capolino il Cengalo che invano sembra volersi nascondere per la vergogna dopo le disastrose frane con cui ha dato spettacolo nel 2017. La vista a 360 gradi è incomparabile per gli escursionisti che s’incamminano tra l’erba appena falciata, con i ruscelletti che gorgogliano e le fragranti, tentatrici fragoline dei boschi. Ma niente che sembri sedurre il distratto e qui semilatitante popolo dei moderni pedalatori elettroassistiti, il vero cuore pulsante del moderno turismo nei Grigioni. (Ser)

Dal Maloja si dipartono alcune tra le più belle camminate dell’Engadina (ph. Serafin/MountCity)

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