Si è perso il senso del pericolo?

In un comunicato stampa del 23 agosto 2018 le Guide alpine deplorano che ad accompagnare i malcapitati turisti nelle gole del Pollino con le tragiche conseguenze che sappiamo non siano state delle guide con le carte in regola, cioè regolarmente iscritte al Collegio nazionale a cui fanno capo anche le guide specializzate nell’esplorazione dei canyon. Resta il fatto che una volta di più in questa sfortunata circostanza è sembrato latitare il senso del pericolo, di questi tempi da considerare merce rara. Basta considerare quanta gente si avventura con i sandali sui ghiacci del Bianco dopo essere rapidamente salita in quota con la Skyway o su quelli della Marmolada come ha denunciato un recente filmato trasmesso dalla Rai.

Una veduta delle gole del Raganello dove sono morti in agosto dieci turisti. Nel fermo immagine in alto tratto da un documentario della Rai, una famiglia si incammina incoscientemente su ghiacci e detriti alla Marmolada.

Che la tragedia di Civita in Calabria sia un campanello d’allarme in proposito è quanto giustamente osserva lo stesso 23 agosto un lettore del quotidiano La Repubblica. E’ incontestabile che nonostante la situazione meteo e l’allerta diramata (ma pare che se ne diramassero anche troppe, in gran parte inascoltate specie quando il sole sfavillava), nonostante la presenza di un accompagnatore considerato esperto, un intero gruppo di persone con bambini al seguito si sono avventurati in un’escursione alla quale avrebbero invece dovuto rinunciare. Il fatto che lo scenario sia il Sud non significa nulla, fatti simili in termini di rapporto pericolo-incoscienza si verificano spesso, come si è detto, anche in alta montagna sulle Alpi. Forse, viene voglia di ripeterlo, stiamo perdendo la cognizione del pericolo, o meglio manca una generale educazione alla prudenza che non può dipendere dal semplice istinto.

Chi da sempre proclama l’assoluta e inviolabile libertà di rischiare dirà che ogni divieto imposto “dall’alto” va considerato un attentato alla suddetta libertà. Adesso il piccolo comune montano della Calabria dovrà fare i conti con un discutibile sequestro dell’area che lo priverà per qualche tempo della sua principale fonte di sussistenza. E’ giusto che sia così? È vero che all’origine della sciagura del Pollino ci sono diverse irregolarità, dalla mancanza di un regolamento vincolante condiviso dai quattro comuni interessati alla mancata comunicazione dell’allerta meteo all’incerto status delle guide, ma in effetti come si fa a ipotizzare che qualcuno sia giuridicamente responsabile per l’inondazione o la morte dei turisti scesi nella gola di propria volontà?

Dobbiamo forse processare, si chiede Livio Caputo sul Giornale del 27 agosto, il bagnino che non ha impedito a un annegato di entrare in mare quando è esposta la bandiera rossa? Dobbiamo mettere sotto accusa, tutti coloro che non hanno impedito la partenza di chi si avventura nei “fuori pista” sulle Alpi in condizioni meteorologiche inadatte e poi finisce in un crepaccio? O dobbiamo addirittura riempire l’Italia di tanti divieti di svolgere attività che possono risultare pericolose? L’importante sarebbe capire fino a che punto è lecito che oggi tanta gente se ne infischi del pericolo… (Ser)

2 thoughts on “Si è perso il senso del pericolo?

  • 31/08/2018 at 13:52
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    (Inizio con la domanda di Dario…
    (Abbiamo forse paura di perdere turisti in montagna?) – LA MIA RISPOSTA È.…SI! I soldi padroneggiano L’ECONOMIA! A CHI INTERESSA L’AMBIENTE MONTANO (VEDI GLI ELICOTTERI, I TRENI A VAPORE, LE GARE DI QUAD, MOTO ECC.),. Quante guide ABUSIVE CI SONO? Ho avuto tantissime critiche perchè ho INFORMATO CHE IN ALCUNI PARCHI EUROPEI, PER ENTRARE DEVI PAGARE! IL RICAVATO SERVE PER LA MANUTENZIONE DEI SENTIERI, INOLTRE SE L’ABBIGLIAMENTO E LE CALZATURE NON SONO IDONEE, NON ENTRI. Da noi TUTTO E’ LECITO! …TANTO, SE HO PROBLEMI FACCIO UNA TELEFONATA E MI VENGONO A SOCCORRERE. PERCHE’ NON SI METTE A PAGAMENTO IL SOCCORSO ALPINO? E LA DIFESA dell’assoluta e inviolabile libertà di rischiare? LA VITA E’ MIA! VIVIAMO IN UN MONDO DI ESIBIZIONISTI, PERSONE FALLITE SUL LAVORO, IN FAMIGLIA, NELLA SOCIETÀ’ CHE ESIBENDOSI CON LA MONTAGNA E TORNANDO VINCITORI, RACCONTANDO LA LORO VITTORIA… (FINCHE’ LA MONTAGNA LO PERMETTE…) l’ultima frase di Roberto… L’importante sarebbe capire fino a che punto è lecito che oggi tanta gente se ne infischi del pericolo…E’ DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE DA SPECIALISTI, MEDICI, ESPERTI!
    Ser)

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  • 31/08/2018 at 11:57
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    I regolamenti comuni a tutto il territorio italiano impongono ai comuni ed ai privati di mettere protezioni adeguate alle scale, ai ballatoi per dislivelli superiori a 50 cm. Se si cade in una buca nell’asfalto più profonda di 20 cm e ci facciamo male possiamo chiedere rimborso all’ente proprietario. Se in casa nostra entra una persona e cade dalle scale non opportunamente protette siamo ritenuti responsabili del danno subito dal malcapitato (anche fosse un ladro entrato in nostra assenza!). In montagna o nelle gole di un torrente non dovrebbero valere gli stessi regolamenti?
    In effetti valgono in mancanza di una adeguata informazione: basterebbe un cartello con indicato il pericolo e la semplice scritta che chi vuole continuare lo fa a suo completo rischio e pericolo e che ogni spesa sostenuta per il soccorso sarà completamente a carico del malcapitato.
    La sindrome del Tartarino sulle Alpi che sale alla Jungfrau convinto che in fondo ai crepacci ci sono materassi e che comunque c’è sempre qualcuno che verrà in tuo aiuto si sta purtroppo diffondendo soprattutto da quando c’è la telefonia mobile. Tante persone, che una volta salivano in compagnia, ora camminano da sole o assieme a compagni altrettanto sprovveduti convinte che basti comporre il 112 per essere aiutati.
    Perchè quindi non mettere cartelli dissuasivi chiari? Perché non chiedere una assicurazione obbligatoria? Abbiamo forse paura di perdere turisti in montagna?

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