Ghiacciai. Così i giornali raccontano l’agonia

Il cambiamento climatico sta scaldando i mari e sciogliendo i ghiacci: secondo la Nasa la Groenlandia ha perso 281 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno dal 1993 al 2016, l’Antartide ne ha persi 119. La rivista “Internazionale” esce il 3 settembre 2018 con un inquietante strillo di copertina: “L’estate in cui il clima cambiò”. Racconta in un servizio di temperature torride, incendi, siccità nubifragi che hanno afflitto tra luglio agosto intere regioni del pianeta, dal Giappone alla Scandinavia. E’ inutile illudersi che le cose siano andate meglio sulle nostre Alpi. Mentre la torrida estate allenta la morsa è Luca Mercalli sulla Stampa del 1° settembre 2018 a raccontarci come agonizzano i ghiacciai alpini. “Non sembrava vero”, scrive l’illustre climatologo, “che tutta la neve che c’era a metà giugno sul ghiacciaio Ciardoney, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, se ne potesse andar via così in fretta. Un manto nevoso di 4,5 metri, frutto di uno degli inverni meglio innevati degli ultimi trent’anni, è stato divorato dalla quarta estate più calda in oltre due secoli sulle Alpi occidentali”. Da quando – nel settembre 1986, dopo una marcia di oltre sei ore Mercalli misurò per la prima volta questo remoto ghiacciaio dell’alta Val Soana la sua fronte si è ritirata di quasi 400 metri.

Volontari del Servizio Glaciologico Lombardo durante un monitoraggio (foto dal Corriere della Sera). In alto il ghiacciaio Ciardoney destinato probabilmente a sparire nel Parco del Gran Paradiso in una foto di Roberto Bretto (da La Stampa)

L’annata glaciologica 2018 è andata male ancora una volta anche sulle Alpi centro-orientali, dove l’innevamento era minore e la fusione estiva è cominciata più precocemente. I dati preliminari dell’Ufficio Idrografico della Provincia di Bolzano e del Servizio Glaciologico Lombardo parlano di riduzioni dello spessore di ghiaccio di un paio di metri, mentre dai fianchi ghiacciati dell’Ortles affiorano nuovi baraccamenti e reperti della Grande Guerra. “Tra venti anni alcuni dei principali ghiacciai lombardi non esisteranno più. Altri saranno ridotti a poca neve sulle cime. L’accelerazione è evidente e purtroppo i dati e le misurazioni ci dicono che l’estinzione è vicina”, spiegano i volontari del Servizio Glaciologico Lombardo fondato nel 1992. Da tempo monitorano lo stato di salute dei ghiacciai: 220 in tutta la regione, racchiusi in una decina di gruppi principali, la maggior parte in Valtellina. Si è dimezzata la superficie di ghiacciai come lo Spluga, il Codera, il Disgrazia, il Bernina, lo Scalino-Painale, i ghiacciai della valle di Livigno, i Dosdè-Piazzi, l’Ortles Cevedale, quelli dell’Adamello e delle Orobie.

La copertina di “Internazionale” del 31 agosto/6 settembre 2018. Le condizioni climatiche estreme dell’estate che sta finendo, annuncia il settimanale, potrebbero diventare la normalità.

“Entro pochi anni, trenta al massimo, rimarranno solo parte di quegli apparati glaciali con esposizioni favorevoli a nord e quote elevate, sopra i 3.300 metri”, hanno raccontato i glaciologi lombardi alla giornalista Barbara Gerosa che ha pubblicato un documentato servizio sul Corriere della Sera del 28 agosto. L’ultimo monitoraggio è stato reso possibile grazie anche al posizionamento di una web cam sul ghiacciaio di Campo Nord Paradisin, 3.100 metri di quota, a Livigno. In un filmato che parte ad agosto 2017 e finisce in luglio di quest’anno si vede la sofferenza del ghiaccio che è arrivato a perdere in estate fino a 250 centimetri di spessore. Anche le fotografie pubblicate sulla pagina Facebook del Servizio Glaciologico Lombardo ne testimoniano la consunzione. Effetti dell’epoca che stiamo vivendo e che i glaciologi definiscono interglaciale.(Ser)

 

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