Dove vai se il permesso non ce l’hai?

Prima o poi doveva succedere. Per salire sul Monte Bianco occorrerà il permesso. Possono strapparsi i capelli i paladini della libertà di scalare, dell’alpinismo a tutti i costi. Dovranno rassegnarsi. Ogni giorno potranno imboccare le pendici solo 214 scalatori. A vigilare sul rispetto del provvedimento sarà una brigata predisposta dal comune di Saint-Gervais, con agenti autorizzati a emettere contravvenzioni ai trasgressori. Non sarà invece necessario il permesso per itinerari classici come la via normale sul versante italiano o le vie dei Grands Mulets o dei Trois Mont Blanc in territorio francese. C’è poco da stare allegri, d’accordo: ma la situazione purtroppo è andata degenerando. A lanciare l’allarme è stato tra i primi Luciano Ratto, ingegnere torinese, alpinista, presidente onorario del Club 4000 a cui fanno capo 420 collezionisti di 4000 di 12 diversi paesi. Un suo dossier pubblicato da MountCity e da altri blog nella sua integrità fa riferimento a 12 incidenti all’anno in media, con 4 morti e 8 feriti nel canalone del Gouter lungo la via di salita dove in vent’anni 20 alpinisti sono morti sepolti da frane.

Il couloir du Gouter, una trappola mortale. In alto il Monte Bianco.

Reinhold Messner è stato tra i primi a condividere la drastica decisione del sindaco di Saint-Gervais. “Il Monte Bianco”, ha detto, “non può trasformarsi in una pista”. L’accordo arriva, del resto, alla fine dell’ennesima estate turbolenta in alta quota, con numerosi incidenti ma anche con alcuni episodi incresciosi: pugni e insulti a guide alpine (colpevoli di far notare agli alpinisti i comportamenti scorretti), il tentativo di portare un cane sulla vetta, una tenda piantata sulla cima, aspiranti scalatori senza ramponi, spesso slegati, o addirittura in scarpe da ginnastica su una cresta ghiacciata. E ancora, come riferisce Il Fatto Quotidiano del 4 settembre 2018, guide abusive, alpinisti sorpresi a riposarsi su un pericoloso ponte di neve, il bivacco Vallot ‘occupato’ per giorni da una ventina di scalatori.

L’annuncio dei provvedimenti è stato dato lunedì 3 settembre da Jean-Marc Peillex, sindaco del comune francese di Saint-Gervais-les-Bains, da sempre in prima linea contro il sovraffollamento di alpinisti sul “tetto d’Europa” e non nuovo a prese di posizione radicali in materia. “Una decisione consensuale”, ha precisato il sindaco, “presa nell’ambito di una riunione organizzata dal prefetto Lambert, tenutasi alla prefettura di Annecy e alla quale hanno partecipato tutti gli attori del sistema montagna, vale a dire – tra gli altri – il Péloton de Gendarmerie de Haute Montagne di Chamonix, la Fédération française des clubs alpins et de montagne e le guide”.

 

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