Leggi razziali 80 anni dopo: il sacrificio di Sinigaglia

Di due eventi ritenuti dagli storici piuttosto importanti della storia del Cai ricorre quest’anno l’ottantesimo anniversario. Era il 17 maggio 1938 quando, in base a un regio decreto dell’Italia fascista convertito in legge, il Club Alpino Italiano veniva ribattezzato nel più italico Centro Alpinistico Italiano. Pochi mesi dopo, il 17 novembre 1938, venivano invece varate le famigerate leggi razziali che il Cai recepì l’8 maggio 1939 imponendo ai soci di qualsivoglia categoria (onorari, vitalizi, ordinari e aggregati) l’appartenenza esclusiva alla “razza ariana”. Su questa ricorrenza era sembrato che, da parte del Cai, fosse finora gravata una certa damnatio memoriae. E invece a riaprire quella dolorosa parentesi è domenica 16 settembre un concerto ospitato dal Museo Nazionale della Montagna in occasione dell’edizione 2018 di MITo Settembre Musica. L’evento al museo, inquadrato nel progetto cittadino “A memoria: 1938-2018” e dedicato all’ottantesimo anniversario delle leggi razziali, è incentrato sulla figura dell’alpinista musicista di famiglia ebraica Leone Sinigaglia (1868-1944) vittima delle persecuzioni imposte dal regime fascista.

Nella Sala degli Stemmi del Museomontagna alle ore 16,30 gli allievi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino eseguiranno musiche di Sinigaglia mentre lo storico dell’alpinismo Roberto Mantovani e il maestro Massimiliano Génot introdurranno la figura del musicista anche in relazione alla sua passione per la montagna, delineando il percorso di una vita conclusasi tragicamente a Torino durante l’arresto nel 1944 per mano della polizia nazista. Il Museo e la Biblioteca allestiranno, a quanto si apprende da un comunicato, una piccola esposizione delle proprie collezioni legate all’alpinista e compositore torinese.

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Mussolini con il presidente del Cai Manaresi e, sulla destra, l’alpinista Boccalatte. In alto il musicista e alpinista torinese Leone Sinigaglia (1868-1944), al centro, durante un’escursione nelle Alpi. L’origine ebraica (che non era ammessa per i soci del Cai) lo rese oggetto delle persecuzioni della polizia nazista.