Fotografò il centauro trasgressore. Che lo picchiò

Per aver pagato di persona la segnalazione di illeciti alle autorità, Roberto Da Prato ha ricevuto la “bandiera verde” di Legambiente. Roberto ha 65 anni e non è un personaggio famoso, anche se molti, in tutto il Friuli, l’avranno incontrato in occasione di convegni e manifestazioni pubbliche, quando si presenta sulla sedia a rotelle con cui è costretto a muoversi, inalberando di solito un cartello o distribuendo volantini per denunciare la presenza di barriere architettoniche. Roberto è nato in Argentina, dove i suoi genitori, originari della Carnia, erano emigrati. Rientrato in Italia nel 1969, ha completato gli studi diplomandosi assistente edile e quasi subito ha iniziato a lavorare come aiuto topografo. Appassionato di montagna, pratica con Edda De Crignis poi diventata sua moglie, l’alpinismo e lo sci.

Mentre si trova in Pakistan, dove l’impresa per la quale lavora sta costruendo una diga, contrae però una terribile malattia: la poliomielite a macchia di leopardo. Nonostante le cure e il periodo di riabilitazione, l’infezione gli compromette la muscolatura, limitandone i movimenti. Roberto inizia così, quasi come terapia, ad appassionarsi all’allevamento dei cavalli e nello stesso tempo a coadiuvare la moglie Edda, che conduce un’azienda zootecnica sopra Ravascletto. Assieme hanno in gestione i pascoli di proprietà regionale posti tra il Monte Valsecca e il Cimon di Crasulina. Gli capita così di frequente di osservare quanto accade alle quote più elevate. E gli “incontri” non sono sempre piacevoli ed amichevoli: bracconieri, motociclisti che praticano l’enduro o il trial sui sentieri di norma interdetti ai mezzi motorizzati, imprese che non eseguono correttamente i lavori boschivi.

Roberto ha un carattere irrequieto e non ama star zitto o fingere di non vedere e segnala così gli illeciti alle autorità: acquista così ben presto in paese la fama di “rompiscatole”. Riceve anche delle minacce e qualcuno arriva al punto di mettergli le mani addosso, niente però lascia intendere che si arrivi ad un’aggressione come quella che subisce il 13 agosto del 2017.

A 1800 metri di altitudine Roberto fotografa un gruppo di motociclisti che scendono da una cima. Quando viene raggiunto, uno degli individui lo insulta e, prendendolo alle spalle, lo getta a terra. Si scoprirà, in seguito, che era uno degli organizzatori di una edizione della Motocavalcata delle Alpi Carniche. Roberto resta da solo, per trenta interminabili minuti, impossibilitato a muoversi e a chiamare i soccorsi, fino a quando arrivano in suo aiuto degli escursionisti sloveni e la moglie. Trasportato in ospedale con l’elicottero, non gli vengono fortunatamente riscontrate fratture, ma dopo successivi accertamenti, la ottimistica prognosi iniziale sale a una quarantina di giorni.

Quello che fa più male a Roberto, però, più che le conseguenze fisiche della caduta, sono le ferite morali e l’isolamento che gli si crea attorno. Dopo che i carabinieri hanno avviato autonomamente le indagini per risalire ai responsabili, sui siti web degli appassionati di fuoristrada si scatena una campagna di ingiurie e minacce: c’è chi mette in dubbio la sua disabilità e chi dice che si meritava di peggio. Motociclisti fuoristradisti o simpatizzanti tali che si meritano solo di essere presi a calci. Roberto scrive a Mattarella e si mette in contatto con Vincenzo Torti, il Presidente nazionale del CAI di cui è socio. La rivista Montagne360 dedica alla sua vicenda un bell’articolo nel numero di maggio. Anche Legambiente, nel confermare a Roberto e alla moglie Edda la piena solidarietà, vuole testimoniargli l’apprezzamento per l’impegno che ha messo e che continuerà a mettere nella segnalazione degli illeciti. La raccomandazione è di prendere esempio da Roberto quando sui sentieri ci si trova a tu per tu con certi stronzi motorizzati. Tolleranza zero, sempre e comunque. (Ser)

One thought on “Fotografò il centauro trasgressore. Che lo picchiò

  • 13/09/2018 at 10:44
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    Una riflessione. Gli organizzatori della Motocavalcata delle Alpi Carniche, sono stati autorizzati ? Quindi IL PARCO – I CARABINIERI DELLA FORESTALE – IL CAI – IL TAM DEL CAI – IL PRESIDENTE REGIONALE DEL CAI DEL FRIULI – ALTRE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE… tutti erano/sono a conoscenza di questo raduno. Quindi… SI PUO’ FARE! E IL BIDECALOGO DEL CAI? Va bene così che la montagna VENGA AGGREDITA, (INQUINAMENTO ACUSTICO ED AMBIENTALE). A NESSUNO GLIENE FREGA NIENTE? IL PIANETA HA I GIORNI CONTATI (ECOCIDIO…)

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