Saggia decisione: non si entra nel Buco del Piombo

L’Italia è piena di luoghi affascinanti che il buon senso dovrebbe far considerare, a tempo debito ovvero per sempre, del tutto inaccessibili ai comuni mortali. Invece sono meta di festose folle vacanziere che non esitano a esporsi a pericoli pur di goderne le bellezze. Se questo avviene, ciò va messo in relazione con il business che questi luoghi determinano. Tant’è vero che quando succede una disgrazia si accendono infuocate dispute in merito all’accompagnamento, la cui esclusiva viene rivendicata da varie organizzazioni, ognuna in funzione delle proprie competenze.

Ma chi ha detto che lo sfruttamento di queste risorse turistiche debba essere sempre e comunque assicurato, e non si debbano fissare limiti invalicabili? Esemplare risulta in proposito il caso del Buco del Piombo di Erba in provincia di Como, tra le pendici del Triangolo Lariano. Se non vigesse un ferreo divieto, per ragioni di sicurezza, imposto dal Comune di Erba proprietario del mappale su cui insiste l’area di accesso, il Buco sarebbe oggi meta di lucrosi pellegrinaggi domenicali, così come è avvenuto fino al 2011. E invece l’accesso è severamente proibito e capita spesso che dalla zona i gitanti vogliosi di esplorare questa cavità grande come il Duomo di Milano vengano fatti allontanare per non esporli a pericoli di crolli.

Il sito del Buco del Piombo appartiene a due privati ai quali probabilmente non sarebbe dispiaciuto continuare a organizzare visite guidate con il noleggio degli immancabili caschetti protettivi. Ma il sindaco della città briantea Veronica Airoldi è stato ed è irremovibile. La questione, spiega, è irrisolvibile per la particolare conformazione della montagna e ciò induce il Comune a non revocare il divieto. D’accordo, ogni affascinante emergenza naturale in Italia fa storia a se: ma non sarebbe auspicabile una maggior fermezza nel consentire l’accesso in zone potenzialmente pericolose anche se piene di fascino? Il rigore usato per l’accesso al Buco del Piombo non potrebbe fare testo in materia? Oppure sempre e dovunque la sicurezza deve sottomettersi al business, per quanto relativo, con la complicità delle istituzioni e delle amministrazioni locali?

Intanto si apprende che sette persone risultano indagate, per decisione della Procura di Castrovillari (Cosenza), in merito al disastro della piena del torrente Raganello, a ridosso delle cime del Pollino, in Calabria, che il 20 agosto scorso ha provocato la morte di dieci persone e diversi feriti. Si tratta di amministratori pubblici e privati. I reati ipotizzati sono omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione colposa e omissione di atti d’ufficio. In alto un’immagine del Buco del Piombo diffusa sul web. (Ser)

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