Le ragioni dei ciclisti e quelle dei… trogloditi

Nel riferire sull’uso aberrante della montagna di cui si discuterà sabato 24 novembre 2018 a Longarone (“Stop alla montagna cafona” ha ricevuto quasi diecimila visite, un primato per questo piccolo sito) sono state ricomprese in mountcity.it le sempre più numerose uscite in notturna in mountain bike. “Ma che problema c’è”, chiede un nostro lettore, “con le uscite in notturna e le gare in montagna? Non riesco a capire questa mentalità da trogloditi in cui in montagna si va solo a fare la passeggiata dei pensionati. Un conto sono i turisti maleducati che lasciano immondizia ovunque, un altro sono le attività che un individuo può svolgere. Perché confondere sempre tutto?”.

Forse invece è necessario essere dotati di una mentalità da trogloditi per capire che possono rappresentare un problema anche i sempre più numerosi ciclisti dotati di potenti led luminosi che affrontano i pendii nel cuor della notte. Nel parco naturale di Campo dei Fiori, a Varese, non è raro incontrarne in un patetico fuggi fuggi dei timidi caprioli che popolano la boscaglia. Caprioli e cervi sono stati avvisati di questa nuova ondata di nottambuli? Sui sentieri Grande Randonnée francesi compaiono da tempo cartelli che invitano a fare attenzione ai ciclisti: come se si trattasse di calamità naturali, come se fossero degli extraterrestri capitati chissà da dove.

La famosa Strada delle Gallerie al Pasubio diventata teatro di scorribande notturne in moto e in mtb. Nel parco naturale di Campo dei Fiori, a Varese, non è raro incontrare biker notturni in un patetico fuggi fuggi dei timidi caprioli che popolano la boscaglia…

Sinceramente, da trogloditi amanti delle Alpi che rispettiamo e frequentiamo quando possibile, non possiamo che considerare negativamente anche questo appena citato uso aberrante della montagna. E non possiamo che concordare con il lettore del Corriere delle Alpi che in una lettera pubblicata il 12 settembre racconta di avere avuto la fortuna di poter soggiornare un mese nel territorio di Forno di Zoldo. Ebbene, in 30 giorni il lettore non ha visto in giro una pattuglia forestale, mentre ha notato orde di fungaroli non residenti con panieri pieni di funghi in quantitativo ben oltre il consentito, tracce di fuochi fatti in luoghi non adibiti a picnic, rifiuti abbandonati, zone ai lati dei sentieri utilizzati per bisogni corporali pieni di fazzolettini, ragazzi in moto da cross che alla forcella Staulanza si arrampicavano nel bosco coi loro mezzi rumorosi.

E’ noto peraltro che le aree sciistiche dolomitiche d’estate sono ormai ridotte a luna park, con strutture gonfiabili, tappeti elastici, percorsi a ostacoli, piscina, zona mare con sabbia, ombrelloni, lettini e palme gonfiabili: non sembra di essere nel cuore delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, ma inseriti in una fiaba di dubbio gusto, imposta da persone che nulla comprendono dei valori della montagna: rimane evidente solo il paesaggio, uno scenario che fa solo da sfondo e dove prevale l’idea che l’unico obiettivo di questa imprenditoria sia legato al fare cassa. All’ospite si impedisce approfondimento, conoscenza, contatto con le montagne che da secoli esprimono valori incommensurabili. Questo notano da tempo i trogloditi di Mountain Wilderness, e perfino il Cai ha smesso di fare spallucce e se ne sta interessando. Chi ha il pessimo gusto di promuovere in questo modo le Dolomiti non dispone di una visione di lungo periodo: gli ospiti che si fermano nel mondo dei Balocchi troveranno simili e più efficaci offerte sulla riviera adriatica o a Hong Kong.

Caricare la bici sull’elicottero e poi tuffarsi giù per i sentieri. Questa è la sempre più diffusa elibike.

E vogliamo parlare, in queste Dolomiti patrimonio Unesco, dell’esplosione dei baby-park a ridosso delle stazioni di arrivo degli impianti di risalita? Con scivoli, teleferiche, gonfiabili, percorsi a ostacoli, piccole pareti di roccia, ponticelli sospesi, sabbiere, casette. Chi promuove questo uso aberrante della montagna è convinto che obiettivo primario sia quello di destagionalizzare l’attività degli impianti, per poterli tenere aperti anche in estate non solo per portare in quota gli escursionisti, ma per allargare la platea dei fruitori. Si tratta dunque di portare in montagna anche chi non punta ad escursioni, trekking, traversate…o anche alle semplici passeggiate dei pensionati. Servizi di bike sharing con bici elettriche sono offerti anche oltre i 2.000 metri. In alcune località dilaga l’eli-bike: si sale con l’elicottero e ci si tuttfa a capofitto per i sentieri.

Tenere a bada queste ondate di pedalatori è sempre più un problema e perciò si moltiplicano limitazioni e divieti. Da quei trogloditi che siamo noi di mountcity, ci preoccupa ancora di più, tuttavia, l’ondata irrefrenabile dei veicoli motorizzati fuoristrada. Il Pasubio è ormai diventato teatro di scorribande pericolose, come quelle, testimoniate da filmati postati sui social, di moto da cross che salgono le 52 famose gallerie e poi le discendono, anche di notte. E i ciclisti in mountain bike fanno altrettanto! Per non parlare di chi fa e lascia i suoi bisogni all’interno di quei manufatti scavati dai soldati oltre un secolo fa, opera d’ingegneria militare apprezzata persino da Carlo d’Inghilterra. Adriano Dal Prà, responsabile della commissione “Tam” del Cai di Schio, fa un quadro desolante della situazione. E si lancia anche contro le gare podistiche che transitano per il Pasubio portando masse di persone con conseguenti danni ai sentieri, “transitando anche in zone sacre, recando gravissima offesa alla memoria dei Caduti”. Troglodita anche lui. (Ser)

4 thoughts on “Le ragioni dei ciclisti e quelle dei… trogloditi

  • 27/09/2018 at 23:34
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    Considerazioni condivisibili ma c’è un grosso ma. Sono scritte da chi non conosce i luoghi di cui parla e non ha nemmeno la piccola diligenza di controllare le fonti da cui attinge. La “Strada delle Gallerie”, su cui si è soffermata due volte l’attenzione, è stata un fake del Giornale di Vicenza giacché da anni è chiusa da enormi tornelli ed i filmati presi dal Web risalgono agli anni 80, oltretutto realizzati da turisti stranieri.
    Inoltre chi l’ha percorsa dubita fortemente che siano in molti al mondo in grado di scenderla di notte senza volare nel dirupo

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  • 18/09/2018 at 18:07
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    chissà se è ancora valido il detto “la tua libertà finisce dove comincia la mia”

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  • 18/09/2018 at 14:22
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    Certo queste nuove e invadenti iniziative portano soldi. Almeno per ora: poi non basteranno ancora e bisognerà inventare altre cose. Ma qualcuno non può immaginare un po’ più lontano dal portafoglio attuale ?

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  • 17/09/2018 at 16:01
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    IL TROGLODITA (Cavernicolo Aborigeno Maleducato Cafone ecc.), QUELLO CHE RISPETTA LA VITA NOTTURNA DELLA FAUNA SELVATIC, MA L’AMBIENTE IN GENERALE, VORREBBE SORVEGLIARE LE PERSONE EMANCIPATE ALLA VITA NOTTURNA IN MONTAGNA, COME REAGISCONO AI RUMORI DELLA VITA CITTADINA (TV – RADIO – ORCHESTRE – SCHIAMAZZI – ECC.) E LA NOTTE NON DORMONO?

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