Senza Olimpiadi declino inevitabile?

“L’esclusione di Torino dalla partita olimpica”, spiega sulla Stampa di domenica 23 settembre 2018 Stefano Esposito, ex senatore del Pd, “è un avvenimento molto grave. Molto più grave di quanto molti pensino, avrà conseguenze sulle prospettive della città per molti anni. Tanto le Olimpiadi 2006 sono state il potente motore della rinascita di Torino, tanto questa esclusione segnerà il declino”. Parole gravi, e non si può ignorare che il governatore Sergio Chiamparino parlò nei giorni scorsi, in una sua dichiarazione pubblicata anche da mountcity, di una congiura contro il Piemonte. Ma di che congiura parlava? In realtà la sindaca torinese Chiara Appendino, comunque la pensasse, non aveva con sé la sua maggioranza e così Milano è rimasta sola con Cortina. “È evidente a tutti che l’amministrazione pentastellata di questa Città”, spiega ancora Esposito, “non ha saputo gestire la partita: dopo 23 mesi di governo questo è solo l’ultimo esempio di inadeguatezza. Quello che però non si racconta in modo chiaro è che questa sconfitta è in realtà la vittoria di una iper-minoranza. Pochi consiglieri dei pentastellati espressione dei centri sociali, del movimento No Tutto (No Tav, No Olimpiadi, No Parcheggi, No Grattacielo, No Inceneritore) hanno deciso per il resto dei torinesi”.

Forse è arrivato il momento di riconoscere che nell’esclusione di Torino ha giocato anche un bel po’ di sciovinismo, la certezza radicata in tanti torinesi di essere gli unici depositari della vera cultura alpina, l’orgoglio per quei cinque cerchi che dal 2006 a oggi si accompagnano all’immagine della Mole Antonelliana. “L’alleanza con Milano non esiste. Il nostro dossier è il migliore”, furono le parole di fuoco della sindaca quando all’inizio dell’estate si ipotizzò un asse MI-TO in vista delle Olimpiadi. Concetto ribadito anche dai sindaci montani piemontesi per niente disposti a condividere con i colleghi lombardi oneri e auspicabili onori dei Giochi.

“Olimpiadi 2026. Anche la montagna dice no a Milano”, titolò La Stampa riferendosi ai “sindaci dei borghi montani compatti con Appendino”. Questo era il clima. Sulla rivalità tra Milano e Torino, motivi politici a parte che pure contano eccome, vale la pena di ricordare quello che pubblicò Avvenire del 21 luglio con un editoriale di Riccardo Maccioni intitolato “Olimpica distanza”. Il giornale spiegò che a separare Torino e Milano ci sono 140 chilometri di autostrada e un oceano di pensieri, di sentimenti, di modi d’essere e di sentire che viaggiano in parallelo. Cioè destinati “a non incontrarsi mai, tantomeno oggi all’ombra dei cinque cerchi olimpici, alla vigilia della decisione sulla candidata italiana ai giochi 2026”.

L’editorialista fece risalire tale disagio al fatto che le due metropoli sono troppo vicine per potersi ignorare e troppo lontane, nel rapporto con il mondo e con se stesse, per imparare ad amarsi. Su “Avvenire” non si parlò però di rivalità ma di vicendevole antipatia. Peggio ancora, si fece cenno a un retroterra “condito di diffidenze e paranoie, di luoghi comuni e distaccata superiorità, di malcelati pregiudizi spacciati per buona educazione, che sembra non finire mai”. Insomma, nel decidere la candidata italiana alle Olimpiadi 2026, Torino e Milano sono state fin qui fieramente, orgogliosamente, contrapposte come risulta dal “mai con Milano” pronunciato dalla sindaca Appendino e riportato a caratteri cubitali da La Stampa. Parole che hanno fatto il solletico ai milanesi fieri della loro Expo…

Oggi tuttavia i sindaci piemontesi sembrerebbero disposti a ogni compromesso pur di avere un pezzetto di Olimpiadi. Particolarmente attivo risulta il sindaco di Sestriere, Marin, vicino alla Lega. Il primo cittadino della località sciistica già feudo della famiglia Agnelli, in collaborazione con il presidente della regione Chiamparino (che non si dà pace per lo smacco subito), starebbe tentando di aggirare l’ostacolo strappando a Cortina lo slalom speciale o la discesa libera. Per realizzare questo piano azzardato, a quanto si legge sul Manifesto del 22 settembre, Sestriere ha chiesto aiuto al sindaco di Bardonecchia perché si giunga ad un “tridente” in cui Torino viene sostituita dalle località montane dell’alta val Susa. Condizione che, per altro, renderebbe ancora più difficile il rapporto con la bassa valle, dichiaratamente contraria a una seconda edizione olimpica e inferocita per la mancanza di risposte sull’eterno tema dell’alta velocità.

Quanto all’atteggiamento che dovrebbe tenere la sindaca di Torino, Esposito sulla Stampa non ha dubbi. “Appendino deve isolare gli estremisti della sua maggioranza”, spiega l’ex senatore. “Se lo farà dimostrerà di amare la città che amministra e che ha creduto in lei. Se non lo farà dimostrerà che in realtà non è mai stata davvero interessata alle Olimpiadi 2026 ma ha giocato una partita esclusivamente finalizzata all’immagine”. (Ser)

 

 

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