Sulle tracce di Ettore Castiglioni

Si temeva, nel clima dei tempi in cui viviamo, che non ci fosse spazio per celebrare a 110 anni dalla nascita Ettore Castiglioni, alpinista eccelso ed eroe della Resistenza. A Ruffré, un comune di 424 abitanti della Val di Non nei pressi della Mendola dove Castiglioni è nato, il sindaco ha negato per evidenti ragioni ideologiche la possibilità di dedicargli un piccolo monumento. Così per celebrare l’eroe un gruppo di alpinisti trentini è stato incredibilmente costretto a rinchiudersi in un giardino privato come se fossero dei cospiratori. Mala tempora? Intanto però a Ollomont, grazioso centro della Valpelline, Castiglioni è stato ricordato sia pure in modo sommesso come piace ai valdostani, con la presenza della sindaca e di alcuni notabili e la proiezione del bel documentario “Le passage”.

Adesso a rinfrescare la memoria sull’eroico comportamento dell’alpinista lassù in una malga dell’Alpe Berio, sopra Ollomont, provvede provvidenzialmente La Traccia, vivace giornalino della Società Escursionisti Milanesi. Al socio Paolo Cirillo è stato affidato l’incarico di ripercorrere il tragitto che “la banda del Berio” con Castiglioni compiva, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, attraverso il Col Cormet fino alla Fenètre Durand 2800 m. Camminavano, quei coraggiosi, lungo impervi sentieri di alta montagna, al buio, nascondendosi tra le rocce. E tutto ciò per fare espatriare in Svizzera gli ebrei perseguitati dal fascismo. Fu costretto a espatriare anche Luigi Einaudi, futuro Presidente della Repubblica, da Castiglioni accompagnato fino al colle più alto, dove oggi una targa ricorda quell’episodio in corrispondenza con la Fenêtre Durand, valico fra Italia e Svizzera, passaggio storico di italiani che nel vicino Vallese trovarono ospitalità e si rifecero una vita lavorando alla diga di Mauvoisin.

Ettore Castiglioni durante il servizio militare come sottotenente degli alpini. In alto il piccolo centro di Ollomont (AO) da cui si sale all’Alpe Berio dove operava l’alpinista con i suoi allievi per portare in salvo gli ebrei perseguitati dal fascismo (ph. Serafin/MountCity)

“Entriamo al Berio Desot 1719 m. In una scultura piana in acciaio, che simboleggia delle figure umane, c’è una dedica ad Ettore. La scultrice è Barbara Tutino sua pronipote”, riferisce Cirillo sulla Traccia. E poi chiarisce dove esattamente Castiglioni, allora sottotenente istruttore degli alpini, più spesso transitava a piedi con i suoi allievi e i fuggiaschi. Coperti da una costola montuosa al centro della conca di By, quei poveri diavoli, ignobilmente costretti dal regime fascista ad abbandonare affetti, casa, lavoro e banchi di scuola, si tenevano bassi sul lato destro scendendo verso la zona paludosa del Plan du Breuil. Poi salivano a semicerchio verso le malghe del Thoules per inerpicarsi verso la Fenêtre Durand. Lassù, riferisce sempre Cirillo, si riescono a identificare le rocce poco prima del colle dove, in un ricovero naturale tra due massi,  i fuggiaschi si riparavano per non essere scoperti. Che desolazione, in quali abissi di abiezione gli italiani erano sprofondati! (Ser)

2 thoughts on “Sulle tracce di Ettore Castiglioni

  • 26/09/2018 at 09:44
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    Bravo Roberto,
    spero che la Rivista del CAI si associ alla tua iniziativa !!

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