Quel muto bisogno di decenza

Sconcerto e indignazione ha suscitato la notizia che a Ruffré, in provincia di Trento, è stata negata la posa di un monumento commemorativo dedicato a Ettore Castiglioni, uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre e un eroe della Resistenza, nel 110° anniversario della sua nascita in quel piccolo paese nei pressi della Mendola. Sconcerta per di più il fatto che il diniego corrisponda con l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali emanate il 6 ottobre 1938 dal regime e recepite dal Cai fascista con una circolare del 5 dicembre, un documento in cui la Presidenza generale fissava i criteri dell’epurazione per i soci non di razza ariana (lo si trova nell’archivio della Sezione di Milano).

L’aria che oggi si respira non giova a certe rimembranze, oggi che le leggi razziali sono ridotte a una bagatella politica per dirla con Mattia Feltri che firma il “Buongiorno” sul quotidiano La Stampa. Non si è forse letta la frase “Il fascismo ha reso grande l’Italia” in un cartellone elettorale di un partito della maggioranza in Parlamento? Non viviamo forse in un clima di odio e intolleranza innescato dalle politiche di questo governo? Non si intimidisce la libera stampa minacciando di tagliare affidamenti pubblicitari e attaccando i giornali – e ormai anche i giornalisti – che osano criticare l’azione governativa?

Piaccia o no, Castiglioni, che durante la guerra fu sottotenente degli Alpini, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì al movimento partigiano e contribuii a mettere in salvo centinaia di ebrei perseguitati dalle leggi razziali. E’ un personaggio amato dalla comunità alpinistica Castiglioni. La storica Società Escursionisti Milanesi, sezione del Cai, gli ha dedicato la ricca biblioteca e una pubblicazione di Gianfranco Fava (Jeff), il socio che si prende cura del notiziario sezionale “La Traccia”: nelle cui pagine al grande alpinista, che della Sem fu socio, sono dedicati saggi e cronache di escursioni lungo i sentieri della Valpelline da lui e dai suoi uomini frequentati nel ’43 per ragioni umanitarie.

L’inaugurazione in un giardino privato di Ruffré del piccolo monumento dedicato a Castiglioni e osteggiato dal sindaco la (foto è tratta dal quotidiano Alto Adige). A sinistra Carlo Claus, gloria dell’alpinismo trentino. In alto Castiglioni durante la Resistenza con i suoi uomini: è il secondo da destra in piedi.

Per saperne di più della escursione da Ollomont alla Fenetre Durand dove i perseguitati dal fascismo, aiutati da Castiglioni e dai suoi compagni, erano messi in salvo facendoli clandestinamente espatriare in Svizzera, sarebbe consigliabile leggere il documentatissimo libro di Paola Lugo “Montagne ribelli. Guida ai luoghi della Resistenza” (Oscar Mondadori, 2009). In un brano dei diari di Castiglioni ricordati dalla Lugo, l’alpinista annota che “stando a contatto con i profughi si può toccare con mano la gioia che si dà. Li si vede con la faccia stravolta dalla paura e poi, al confine, sereni e felici salutarti come un salvatore. Dare la libertà alla gente, aiutarli a fuggire per me adesso è un motivo di vita”.

Come possono suonare oggi queste parole alle orecchie del sindaco di Ruffré (lista civica) la cui appartenenza politica non ci vuole molto a capirla? Fonti affidabili lo descrivono come consigliere comunale a Bolzano per diversi anni. Militante del Movimento Sociale, dopo la svolta di Fiuggi entrò in disaccordo con i moderati di Fini, fece parte dei “duri e puri” e mai si smentì. Non sarebbe il solo oggi a voler cancellare la memoria di un periodo storico in cui bombardamenti, fame, deportazioni e torture mettevano davanti agli occhi di tutti gli italiani i frutti perversi di una politica di aggressione e di potenza. Quando farsi partigiano corrispondeva, per dirla con Primo Levi, con un “muto bisogno di decenza”. Quel bisogno che come tanti altri italiani, non tutti, Castiglioni provò fino all’ultimo istante della sua vita. (Ser)

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