Soccorso aereo, l’epopea rivive al Palamonti

L’assistenza medica nelle operazioni di soccorso in montagna agli inizi del secolo scorso era occasionale e i primi medici non avevano una preparazione specifica. I primi soccorsi aerei in montagna vennero effettuati con aeroplani, poi, negli anni ’60 incominciarono i primi soccorsi in elicottero. Nel 1989 Franco Garda, guida alpina e capo del soccorso alpino valdostano, organizzò in Val d’Aosta il primo corso di formazione per medici del soccorso in montagna, utilizzando l’elicottero. Altre esperienze simili ebbero luogo anche in altre nazioni alpine e nel mondo, contribuendo a far crescere l’elisoccorso medicalizzato. Di questo si parla venerdì 12 ottobre 2018 alle ore 20.45 al Palamonti di Bergamo (www.caibergamo.it) come risulta dalla locandina qui pubblicata.

La conferenza al Palamonti, nel quadro della rassegna Bergamoscienza, riguarda la medicalizzazione dell’elisoccorso in montagna tra passato e presente. Alessandro Bosco, medico dell’elisoccorso valdostano, rifà la storia di quest’attività dalla sua nascita a oggi. A sua volta Pierre Féraud, medico di Air Glacier, Sion (VCH) racconta la storia del soccorso aereo in Svizzera: un’epopea su cui domina la figura di Hermann Geiger, leggendario pilota dei ghiacciai. Tra i suoi allievi vi fu quell’Eric Abram, grande alpinista bolzanino perlopiù ricordato per aver fatto parte dello squadrone di Adito Desio nella conquista del K2.

Nel libro “Soccorsi in montagna” (CNSAS, 2005) di R. e M. Serafin vincitore di un Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, Abram racconta di aver cominciato a frequentare negli anni Cinquanta l’Aeroclub di Bolzano prendendo confidenza con i piccoli Macchi. “Dei trabiccoli di legno, ma robustissimi, praticamente eterni. Sono arrivato al brevetto di terzo grado e poi sono diventato istruttore, pilota di elicottero ed esperto di volo in montagna con i pattini. Allora era difficile per un civile in zona di confine allontanarsi dalle città. Mi aggregavo perciò ai militari usando delle piste in quota appositamente preparate, particolarmente sull’Adamello che è un campo di aviazione naturale dove potrebbe scendere anche un DC8”.

Eric Abram

“Dopo l’incontro con Geiger”, racconta ancora Abram, “sono finalmente riuscito a comprarmi anch’io un Piper nuovo di zecca, ancora imballato, di proprietà del presidente dell’aeroclub di Catania. Una macchina fantastica, un aereo che in duecento metri di pista ti consente di atterrare quale che sia il terreno. Con gli sci sotto si arriva a prender terra fino a 4000 metri. Da Geiger ho imparato le tecniche di soccorso che ho adottato per primo in Italia, anche se i militari già disponevano di questi velivoli ma con trenta cavalli di potenza in meno. In realtà con i militari ci siamo sempre dati una mano, io ero un semplice volontario perché né il Cai né l’Avs si interessavano ancora del soccorso aereo”. Le prime ricognizioni si compiono negli anni Sessanta. “Quel che soprattutto si chiedeva a noi piloti”, spiega Abram, “è di stabilire dall’alto se gli alpinisti in difficoltà sono ancora vivi o sono finiti nel mondo dei più. Ricordo che nei pressi di Cortina sono riuscito non solo a effettuare la ricognizione, ma anche ad atterrare in pieno inverno, nell’incredulità generale, sotto la Croda da Lago dove era caduta una valanga che aveva travolto due studenti. A Siusi avevo preso a bordo un cane da valanga che il suo conduttore si è tenuto in grembo per tutto il volo e non abbiamo avuto difficoltà a individuare il posto dove i ragazzi erano sepolti. Poi giù nella neve a spalare finché quei poveracci sono affiorati”.

Hermann Geiger

Nella lunga storia di pilota soccorritore c’è una pagina sulla quale Abram tornava volentieri. Un episodio che ha del miracoloso. Quattro ufficiali dell’esercito usciti vivi dalla carcassa di un 205 Agusta “come da un pelapatate”, precipitato in un canalone della Val Ridanna, una laterale della Valle dell’Isarco. Dall’archivio emerge una lettera dattiloscritta del 1982 firmata dal comandante del raggruppamento di elicotteri militari “Altair”. “Nel quadro dell’operazione di soccorso svolta a seguito dell’incidente di volo del 5 luglio cui è incorso un aeromobile del Raggruppamento Altair”, scrive l’alto ufficiale, “è stata particolarmente preziosa e determinante l’opera svolta dalla SV. L’intervento dell’elicottero pilotato dalla SV con estrema perizia e sprezzo del pericolo ha infatti consentito di recuperare le vittime del tragico incidente concludendo le operazioni di soccorso che si conducevano con grave difficoltà da più ore. Nella circostanza la SV ha messo in luce qualità personali di altissimo valore che suscitano vivissimi sentimenti per la straordinaria abilità tecnica e l’elevato contenuto di solidarietà umana”.

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