Pro o contro la Translagorai? Interviene il ministro

Sul web infuria la guerra del Lagorai. Accettare o no che il grande sentiero che attraversa la selvaggia catena di montagna del Trentino subisca un restyling con un miglioramento dei posti tappa? La pagina FB “Giù le mani dal Lagorai” ha superato le 13.000 adesioni e sui giornali trentini non passa giorno senza che questo progetto venga discusso con i suoi pro e i suoi contro. A chi prestare fede? Domenica 14 ottobre 2018 nella mischia scatenata in vista delle elezioni provinciali del 21 ottobre si è buttato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “Oggi insieme al Ministro della Democrazia diretta Riccardo Fraccaro e al candidato del Movimento 5 stelle alla provincia autonoma di Trento Filippo Degasperi”, annuncia sul web il parlamentare, “abbiamo incontrato al parco naturale di Paneveggio nella provincia di Trento i cittadini che si sono attivati in difesa della catena montuosa del Lagorai. C’è una mobilitazione molto forte contro un progetto di cementificazione che snaturerebbe la vocazione completamente naturalistica di questi 85km di sentieri molto amati dai turisti che prediligono passeggiate più ‘wild’. Secondo i cittadini che abbiamo incontrato si potrebbe dotare il percorso con due bivacchi per agevolare i trekker, strutture semplici e poco invasive e quindi pienamente sostenibili con le caratteristiche di questo meraviglioso paesaggio. Si potrebbe anche intervenire con ristrutturazioni delle malghe esistenti, senza però modificarne la destinazione d’uso, e rimanendo rispettosi delle competenze amministrative, che in questo caso sono attribuite alla provincia”.

“Pertanto”, conclude il ministro dell’Ambiente, “invito innanzitutto la Provincia a rivalutare il progetto ascoltando le richieste del territorio. Sempre, chiaramente, con lo stile che fin da subito ha caratterizzato il mio ministero, quello di affiancarci alle istituzioni locali per camminare insieme”.

Da tempo i giornali locali si sforzano di approfondire l’argomento. “Senza pregiudizi, ma anche senza paraocchi”, mette le mani avanti il direttore del “Trentino” rispondendo a un lettore convinto che “dietro alla banale e verbosa ‘rivalorizzazione e sostenibilità’, arrogante insulto all’intelligenza, si nasconda l’ennesimo piano di sviluppo economico a beneficio dei soliti noti”. Sta di fatto che la Società Alpinisti Tridentini, infischiandosene delle critiche feroci che le piovono sul web e anche di quelle più moderate di rispettabili iscritti che in passato hanno ricoperto cariche importanti, è schierata da tempo a favore della rinnovata Translagorai (così si chiama da tempo questo trekking da effettuare a tappe) e garantisce di tenere alta l’attenzione durante la realizzazione del progetto. A sua volta Annibale Salsa antropologo, già membro del comitato scientifico dell’Accademia della Montagna e presidente nazionale del Cai, non si schiera ma invita a trovare un equilibrio.

Un trekking di circa 90 chilometri attraversa una natura incontaminata. Annibale Salsa, favorevole con alcune riserve al progetto, nega però che si possa parlare di wilderness.

“La catena del Lavorai è sempre stata un’area interessata dalle attività umane, in particolare transumanza e attività silvo-pastorali. E’ improprio quindi parlare di wilderness”, afferma categorico Salsa in un’intervista rilasciata al giornalista Andrea Selva per il quotidiano “Trentino”. E aggiunge: “Se facciamo un ristorante o un albergo che ricalca i modelli urbani o da stazione sciistica allora dico no. Se invece si fa qualcosa di compatibile allora è positivo: pensiamo ai masi dell’Alto Adige che offrono anche spuntini agli escursionisti e danno l’idea di una montagna presidiata. No invece alle piste per le biciclette da down-hill. Le scelte devono essere chiare”.

Il piano è stato approvato in agosto dall’uscente Giunta provinciale del Trentino in accordo con la Magnifica Comunità di Fiemme, con vari Comuni di Fiemme e Valsugana e con l’appoggio della Sat e del Parco naturale di Paneveggio. Lo scontro è entrato nel vivo in fase pre elettorale. L’attore Andrea Castelli in un video accusa gli amministratori pubblici (il progetto non prevede il coinvolgimento di privati) di essere “ vampiri” a caccia di denaro. Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness, si dice a sua volta convinto in uno scritto su un quotidiano locale che “si sia apprestato un progetto teso a essere un chiavistello strategico per scardinare la naturalità del Lagorai, scalfire il regno dei silenzi, mortificare i tanti laghi ancora del colore dello zaffiro”. Convinto, Casanova, che quanto proposto sia in linea con la “cultura turistica mercantile della giunta provinciale uscente”.

L’idea è di realizzare una serie di punti d’appoggio e di garantire un tracciato e una segnaletica adeguata agli escursionisti che vogliono affrontare la traversata del Lagorai dalla Panarotta a San Martino di Castrozza (o viceversa) attraverso circa 90 chilometri di natura incontaminata. Il piano complessivo prevede una spesa di circa 3,6 milioni di euro. Troppi? Il sospetto è che il progetto nasconda  una speculazione edilizia con la realizzazione di ristoranti e rifugi in quota. L’accusa è anche che si apra la porta alla realizzazione di nuove infrastrutture a beneficio degli impiantisti dell’Alpe Cermis, una delle porte d’accesso alla Translagorai. Risulta in effetti strano che, per ristrutturare alcune malghe di montagna e rifugi, con la sistemazione di alcuni sentieri, si possa giungere a spese simili. Anche perché la Translagorai esiste già e la si percorre pernottando in tenda o sfruttando i bivacchi e i pochi punti di appoggio esistenti e per molti va già bene così com’è.

“Il sospetto è che si voglia scardinare la naturalità del gruppo, scalfire il regno dei silenzi, mortificare i tanti laghi ancora del colore dello zaffiro”, osserva Luigi Casanova che si oppone al progetto. La Sat garantisce comunque di vigilare.

Il fatto è che la Translagorai è diventata un tormentone nella campagna elettorale in Trentino che si avvia il 21 ottobre al rinnovo della giunta provinciale. Inaccettabile, si vuole far credere, è che questi investimenti siano proposti da un centrosinistra autonomista uscente. Le prospettive elettorali vedono un’ascesa della controparte di centrodestra, leggasi Lega, che non sembra disdegnare investimenti simili. Sul Corriere del Trentino dell’11 ottobre si legge comunque che il candidato presidente del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi ha presentato una mozione che impegna la prossima giunta provinciale a “sospendere le iniziative in corso, riportare la situazione e il progetto alla commissione consiliare competente e aprire uno spazio di confronto con il territorio per verificare la reale condivisione e utilità del progetto”. Ognuno tragga le sue conclusioni.

Politica a parte, il nocciolo della questione riguarda l’interpretazione della montagna e i modelli di sviluppo che s’intendono perseguire. “Da anni”, spiega Simone Casalini il 30 settembre sul Corriere del Trentino, “esiste ormai una divaricazione tra i soggetti (istituzionali e non) che agiscono sul territorio e tra gli stakeholders”. “C’è chi spinge”, è il parere di Casalini, “per una lenta colonizzazione turistica del Trentino, chi per una sua difesa intransigente. Nel mezzo sono stati anche elaborati utili riflessioni sui temi del paesaggio, di come vivere nelle terre alte limitando lo spopolamento, del limite. La loro traduzione si è spesso scontrata con l’ambiguità e, in altre circostanze, con l’esigenza di tenere insieme più punti di vista. Il Lagorai è forse l’ultimo rifugio del wilderness. Forse meriterebbe di essere lasciato così. Non è, infatti, un valore consentire a tutti di arrivare ovunque”.

Purtroppo sempre più il turista, agevolato dal diffusissimo ausilio delle biciclette elettriche, non si pone limiti di distanza e di quota. D’accordo, non si dovrebbe consentire a tutti di arrivare dovunque, ma impedirlo è diventato impossibile. L’assalto estivo in certe aree delle Dolomiti presenta aspetti insostenibili. Però si dovrebbe poter accettare, come avviene in Svizzera (e in Engadina in particolare), che certi paradisi risultino più facilmente accessibili agli escursionisti anche utilizzando mezzi di risalita già esistenti. A patto di porre limiti invalicabili: l’assoluto divieto, per esempio, di abbandonare il sentiero segnato e le relative varianti. E anche quello, categorico, di usare altri mezzi di locomozione che non siano il sacrosanto cavallo di San Francesco. (Ser)

 

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