Lola vince la sfida al Capitan

Bellissima salita della via “Zodiac” su El Capitan in Yosemite da parte di Eleonora “Lola” Delnevo, Mauro Gibellini, Diego Pezzoli e Antonio Pozzi. Un risultato eccezionale trattandosi di qualcosa di più di una “normale” ripetizione di questa famosa big wall: da tre anni Eleonora ha infatti perso l’uso delle gambe in seguito ad un incidente su una cascata di ghiaccio. Per salire la “Zodiac”, l’alpinista bergamasca ha quindi dovuto trazionare questi 550 metri di via e affrontare una discesa tutt’altro che agevole. Ecco come l’esperienza viene raccontata il 13 ottobre su Il Giorno da Federico Magni, storico e cronista del grande alpinismo.

Costretta a salire a forza di braccia

La sconfitta non le aveva tolto la voglia di lottare e ora il suo sogno è diventato realtà. Eleonora “Lola” Delnevo è riuscita a scalare la difficile via chiamata “Zodiac” sul monolito di granito di El Capitan (2.307 metri con una parete verticale di circa 1.000 metri su cui sono state aperte 70 vie) nella Yosemite Valley, il tempio dell’arrampicata in California. Di per sé sarebbe una bella impresa per qualsiasi scalatore, figuriamoci per chi come Lola non può più contare sull’aiuto delle gambe dopo un incidente. L’alpinista bergamasca di 37 anni ha risalito nei giorni scorsi i 550 metri di lavagna verticale, una delle pareti più ambite da molti alpinisti, solo con la forza delle braccia, assistita dagli amici climber e “angeli custodi” Mauro Gibellini, Diego Pezzoli e Antonio Pozzi. Sono stati necessari tre giorni e mezzo trascorsi in parete per superare tutte le difficoltà. E anche scendere lungo il sentiero per tornare alla base della montagna non è stato semplice.

Lola ha però potuto sempre contare su un team molto affiatato. Le loro lucine durante queste notti trascorse in parete hanno tenuto con il fiato sospeso tutti quelli che stavano seguendo la difficile salita di Lola. Eleonora ci aveva già provato nell’ottobre 2016 con Diego Pezzoli e Angelo Angelilli, ma in quell’occasione il terzetto era stato costretto ad abbandonare il tentativo. “La sconfitta è solo un buon motivo per tornare a sognare”, aveva commentato dopo quella rinuncia. “Durante l’ultimo tentativo su Zodiac ci sono stati degli intoppi perché non è così semplice organizzare una scalata del genere per me”, commenta l’alpinista. “Ci sono stati problemi con le carrucole”.

La scalata al Capitan è stata un’impresa spettacolare, realizzata con carrucole autobloccanti. Eleonora Delnevo è in sedie a rotelle dopo essere precipitata da una parete in Trentino nel 2015.

La coraggiosa ragazza bergamasca ha sempre avuto un legame speciale con la montagna, l’alpinismo e l’alta quota. Ha scalato sulle Alpi diverse vie di roccia e di ghiaccio. Poi il 19 marzo del 2015 mentre era impegnata insieme a una cordata in Val Daone, in Trentino, su una cascata di ghiaccio un pezzo della parete si è staccato, trascinando tutti per una trentina di metri. La diagnosi per Eleonora è stata subito chiara: lesione completa del midollo spinale. In quel momento ha capito che non avrebbe più potuto camminare.  “Dopo l’incidente non è stato semplice”, ricorda. “Ma ho capito che avrei potuto vivere ugualmente una nuova vita fatta di tante emozioni. Bisognava solo organizzarsi bene. Non ho mai pensato che fosse finita. Non ho mai pianto e da quel momento ho iniziato a preparare nuove avventure”.

A un anno e mezzo dall’infortunio Lola era appesa a centinaia di metri da terra proprio sulla stessa via che è riuscita a completare solo nei giorni scorsi. Qualche tempo dopo si era anche imbarcata per un’avventura a bordo di un kayak tra i fiordi della Norvegia: “Ho il vizio di una vita frenetica. Ogni scusa è buona per stare all’aria aperta. Ho bisogno di scappare e vedere il mondo, le montagne e la natura selvaggia”.

Laureata in Scienze ambientali, Eleonora Delnevo, vive da sola, lavora tutto il giorno, guida l’auto e pratica tanti sport. Grazie alla sua grande forza di volontà e alla voglia infinita di sperimentare nei mesi scorsi è “tornata a camminare” grazie a un esoscheletro chiamato PhoeniX che le è stato applicato all’ospedale Sol et Salus di Rimini. Un momento molto emozionante anche per gli amici e la famiglia che era con lei. “Nonostante i nostri tentativi di disturbo ce l’ha fatta”, ha commentato Giovanni Medri, il fisioterapista che l’ha seguita. “Ora verrebbe da pensare che è un fenomeno. Sbagliato, è una persona normale. E più che delle sue imprese, che in realtà non conoscevo, o della forza che ha dimostrato durante le prove, mi ha folgorato la gioia dei suoi occhi e del suo sorriso”.

Federico Magni

da “Il Giorno” del 13 ottobre per gentile concessione

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