Lagorai in fiamme, SAT sulla graticola

C’è qualche analogia tra le battaglie dei No Tav in Valle di Susa e il putiferio che si sta scatenando in Trentino per la difesa del Lagorai “minacciato” da un piano della giunta provinciale in scadenza? Il clima si fa barricadiero, il Lagorai è in fiamme, la SAT nel mirino dei contestatori per il suo assenso al progetto. Stavolta non è in gioco, salvo errori, alcun tunnel e gli investimenti non sono miliardari. Si tratta di trovare il modo più idoneo per sistemare con il pubblico denaro, spendendo un pugno di euro, sentieri esistenti e per dotare di 20 posti letto una malga. Il tutto per chi se la sente, beato lui, di affrontare quei novanta chilometri di trekking nell’incanto di una catena ininterrotta di monti che fanno bella la Val di Fiemme. Altre piccole strutture (già esistenti ma da adattare con una spesa di circa 3 milioni di euro) verrebbero messe in grado di ospitare 15-20 escursionisti per notte. Tutto qui. Niente di male in apparenza. Eppure le 13 mila firme raccolte dal movimento “Giù le mani dal Lagorai” sono il segno di una protesta che non accenna a placarsi, di un ciclone che rischia di travolgere la Società Alpinisti Tridentini, la più affollata sezione del Club Alpino Italiano, nata nel 1872, sul cui impegno sociale e ambientale non si sono finora avanzate riserve.

Contro la Sat, “colpevole” di sostenere il piano della Provincia, si registra un accanimento senza precedenti nella storia del glorioso sodalizio guidato da pochi mesi e per la prima volta da una donna, Anna Facchini, che ovviamente viene messa sulla graticola insieme con la dirigenza. In nome della purezza del Lagorai c’è chi propone agli iscritti di stracciare la tessera. E c’è anche chi mette in rete scritte minacciose su sfondi color rosso fuoco del tipo “Chi sarà tesserato SAT 2019 non entri in casa mia”. Ma niente di nuovo sotto il sole. Questi comportamenti c’è da aspettarseli nell’era dei vaffa, così determinanti nell’evoluzione della nostra etica.

Elio Caola, presidente della Sat dal ’97 al 2002, non nasconde la sua preoccupazione per gli interventi sul Lagorai. Ph. Serafin/MountCity

Il bollettino di guerra deve ora registrare che nell’attuale clima da barricate si inseriscono due colonne della Sat, gli ex presidenti Piergiorgio Motter ed Elio Caola, due autentici pezzi di argenteria. E non lo fanno per sostenere le ragioni del progetto in sintonia con il sodalizio. Al contrario, sembrano voler decisamente controbattere alle decisioni dei loro successori. Come riferisce il quotidiano “Trentino”, Motter è convinto che la Translagorai, il grande sentiero che attraversa la catena, debba restare così, senza abbassarsi di quota (per raggiungere le strutture di cui sopra, ndr). “Sotto ci sono probabilmente gli interessi della società funivie del Cermis”, osserva Motter (ma ci mancherebbe che gli impiantisti non fossero interessanti a proporre nuove attrattive ai clienti nella buona stagione). “Itinerari a lunga percorrenza ne abbiamo fatti anche in passato”, aggiunge Motter, “ma senza stravolgere nulla. Mi dicono che vogliono spendere soldi per malga Conseria: ma all’appassionato bastano un bivacco o la tendina, non servono troppe strutture… La wilderness è anche quello”. A manifestare la sua preoccupazione a Motter (“Ma non facciamo niente?”) è un grande vecchio come Elio Caola, presidente della Sat per sei anni – dal ’97 al 2002 – un periodo in cui si batté per la difesa della Val Giumela (invano) e del Carè Alto. Oggi ha 91 anni e del sodalizio è un probiviro, un saggio da consultare nei momenti più delicati. E questo è uno di quelli, osserva il quotidiano che lo ha intervistato. “Verso il Lagorai”, spiega dunque Caola, “la Sat ha avuto sempre un atteggiamento particolare, di difesa, tant’è che quando fu venduto il rifugio sulla Panarotta si dovevano investire quei soldi per farne un altro in zona e scegliemmo il Sette Selle che è ai margini, sostenendo che quel territorio va difeso magari facendo solo qualche bivacco”.

Come spiegare ai profani perché il Lagorai merita una così particolare tutela? “Perché è una zona di montagna con caratteristiche fantastiche, con quelle vallette, i suoi laghi, la vegetazione e le vette con sullo sfondo Cima d’Asta”, ribadisce Caola. “Ha caratteristiche alpine eccezionali e vi si trovano malghe, ma non strutture alberghiere né strade di penetrazione. Sarebbe veramente pericoloso farle, a maggior ragione adesso. Non conosco nel dettaglio il progetto, ma trasformare una malga in dormitorio non va bene. La montagna è stata violentata già abbastanza. Almeno il Lagorai lasciamolo in pace”.

E’ una dichiarazione, quella di Caola, che va sicuramente interpretata come un atto d’amore per questo suo Trentino. Un amore che resta la linea guida dell’impegno alpinistico e sociale satino. Una riprova? Sulle montagne del Trentino si trova una rete di sentieri montani e d’alta quota che si sviluppa per oltre 4600 chilometri ed è fra le più belle e complete della catena alpina. Mantenerla in vita e adeguarla alle esigenze del moderno turismo è uno dei compiti che i satini si assumono quotidianamente in nome di un Piano regolatore dei sentieri e segnavia la cui realizzazione fu avviata addirittura nel 1946. E questo non andrebbe dimenticato prima di incitare bellicosamente a stracciare la tessera. (Ser)

Un socio intento a dipingere un segnavia (archivio Società Alpinisti Tridentini). In alto una scritta apparsa in Facebook.

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