Incontro con il nonno di Indiana Jones

Come si organizzava una spedizione alpinistica negli anni ’50? Sabato 27 ottobre 2018 il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (via San Vittore 21) ripercorre le imprese dell’esploratore Piero Ghiglione (1883-1960) attraverso alcuni inediti delle collezioni del Museo. L’iniziativa, al Padiglione Aeronavale – Biblioteca Mursia, è rivolta in particolare ai ragazzi su prenotazione online https://museoscienza.bestunion.com Ma chi era Ghiglione? Questo ingegnere piemontese prestato al giornalismo e all’avventura ricorda per certi aspetti il fumettistico Indiana Jones, cacciatore di tesori, che gira il mondo alla ricerca di eccezionali reperti e sempre nuove sfide. Ghiglione si ammantò di eroismo o credette di poterlo fare senza peraltro essere dotato di poteri… sovrumani. Bravo alpinista e sciatore, impeccabile cronista per la Gazzetta del Popolo e il Corriere della Sera, di difetti ne aveva però a josa. Gli insetti e i serpenti lo facevano star male, come del resto il suo nipotino Indiana Jones piuttosto refrattario agli scorpioni. Carattere ribelle, l’alpinismo gli offrì il pretesto di viaggiare. Ma le montagne non bastavano a placare la voglia di avventura di quest’uomo piccolo e magro, parco di parole, con un’estesa calvizie e il colorito bronzeo che denotava le lunghe battaglie con la montagna. Perciò i territori dell’ignoto si espandevano per lui in steppe e deserti, in un mondo ai suoi tempi ancora da scoprire.

Un campo sul ghiacciaio del Baltoro fotografato da Ghiglione.

Nella sua vita avventurosa Ghiglione ha fatto di tutto: scalato montagne, esplorato nuove terre, ma anche oziato. Ricco, ma attento a non dissipare la sua fortuna, è riuscito a dilatare il suo anno sabbatico fino a costruirsi una vita sabbatica. Giovane ingegnere, si sentiva prigioniero del suo lavoro alla Lancia, insofferente alla vita d’ufficio. Fu così che alla prima occasione si defilò e scelse una vita errabonda. Per ricostruirne la vita di giramondo di Ghiglione basta rileggere i suoi libri così ricchi d’informazioni sui paesi visitati, anche se la prosa lascia piuttosto a desiderare così come le immagini, didascaliche, essenziali, la cui piattezza diventa quasi un requisito del suo modo schietto e diretto di comunicare.

“Vivono felici all’ombra dei giganti”, Così veniva presentata da un rotocalco degli anni ’50 questa immagine di Ghiglione scattata a un gruppo di giovani sherpa.

Inventore dell’avventuroso Trofeo Mezzalama con gli sci, Ghiglione  salì per primo a settemila metri con le amate assicelle. Prediligeva sci corti con la coda rialzata che gli consentivano di effettuare la curva a telemark all’indietro, una sua specialità. Inventò la piccozza con rotella per non affondare nella neve. Esplorò le Ande del Perù con cinque spedizioni. Si avventurò a capo di una spedizione decisamente leggera in territori fino allora ignoti del Nepal prima ancora che Adito Desio concepisse e realizzasse con grande impiego di mezzi e di uomini la conquista del K2. E fu Ghiglione a suggerire a Riccardo Cassin la fruttuosa spedizione al McKinley.

Ghiglione, oggi colpevolmente dimenticato, chiuse in bellezza la sua carriera con due puntate in Groenlandia e al Ruwenzori prima che un incidente d’auto mettesse fine, a 77 anni, alla sua vita avventurosa. Una fine inattesa e banale, come scrisse Rolly Marchi nel Bollettino SAT 1960. Una mostra dedicata a Ghiglione è stata allestita di recente dal Museo della Montagna con il contributo dell’archivio storico del Corriere della Sera che, grazie a Danilo Fullin che ha curato l’esposizione insieme con Veronica Lisino e Roberto Serafin, ha messo a disposizione una straordinaria documentazione sulle sue spedizioni e la sua vita privata (Ghiglione cedette da vecchio alle lusinghe della vita di coppia sposando una ragazza che avrebbe potuto essere sua figlia). La mostra del Museomontagna è stata battezzata “Piero Ghiglione. Giornalista dell’avventura” privilegiando nel titolo quel suo modo di raccontare diretto ed essenziale ma mettendo in secondo piano, forse a torto, la sua figura di alpinista ed esploratore. (Ser)

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