Piemonte in cima al mondo

Torino nella bufera, Piemonte in cima al mondo. Così si potrebbe sintetizzare la situazione che si è creata dopo il no di Torino alla Tav. Polemiche da una parte, dall’altra un ambito riconoscimento: se c’è una regione del mondo che va visitata al più presto questo è proprio il Piemonte! E’ Lonely Planet a metterlo al primo posto fra le regioni da esplorare nel 2019. Come noto, ogni anno la celebre guida pubblica “Best in Travel”, un condensato del meglio che il pianeta offre da scoprire per l’anno che verrà: tre classifiche, rispettivamente, dei dieci Paesi, delle dieci regioni e delle dieci città da non lasciarsi scappare perché sono rinate, finalmente visitabili o perché ospitano eventi eccezionali. E, per la prima volta grazie al Piemonte l’Italia si posiziona in testa a una delle tre graduatorie, quella delle regioni appunto.

Venendo alle polemiche, il quadro di Torino che offre il quotidiano Il Foglio del 29 ottobre 2018 è piuttosto desolante. Il no all’alta velocità, l’orrore per le grandi opere, l’immobilismo come virtù, l’isolamento come destino, la decrescita (infelice) come programma: questa sarebbe Torino secondo il quotidiano di Giuliano Ferrara che dedica un ampio servizio di Dario Allegranti alla “capitale della bassa velocità”. Torino capitale del risentimento? Anche di questo si parla sul Foglio e ancora risuona la frase della sindaca “mai con Milano” quando si trattò di condividere con Milano e Cortina la candidatura ai Giochi olimpici invernali. Ma su quest’ultimo argomento cerca di andare a fondo anche Andrea Zoppolato il 4 ottobre nel sito milanocittastato.it analizzando quella che definisce “psicopatologia del rancore di Torino verso Milano”.

L’immagine simbolo resta in effetti quella postata dal sindaco di Torino. Che a una Torino dal cielo azzurro circondata dalle montagne contrappose incautamente in Facebook una Milano offuscata dallo smog. Un’immagine falsa perché puntava a sud dove invece delle montagne si estende la pianura. “Accecata dalla frustrazione”, spiega Zoppolato, “la sindaca violò anche le regole immortali del Comitato Olimpico che vietano a una città che si vuole candidare di denigrare un’altra. Ma il CIO non sa che il risentimento di Torino verso Milano ha radici profonde”. Un dubbio però ci assale. Torino si merita di sprofondare in questa melma trascinando con se l’immagine del Piemonte? Non sarebbe il caso di sotterrare una buona volta l’ascia di guerra? (Ser)

Così Il Foglio del 29 ottobre 2018 sintetizza lo stato d’animo di Torino dopo il no alla Tav.

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