Come combattere il turismo pornoalpino

Per arginare i grandi flussi turistici, Venezia ha sperimentato l’estate scorsa, appena fuori della stazione di Santa Lucia, dei tornelli d’ingresso simili a quelli della metropolitana. Nelle Dolomiti c’è invece chi propone accessi alpinistici ai rifugi al posto di comodi sentieri quali selezioni naturali, sopprimendo in tal caso qualche tratto artificialmente agevolato. Un esempio? Per ovviare al degrado del frequentatissimo e inquinatissimo lago del Sorapiss, il Gruppo escursionistico Raseti dee Guaive di Padova propone di togliere dal sentiero che dal passo Tre Croci sale al rifugio Vandelli
 le passerelle metalliche nel bosco, in vista della capanna. L’Amico del Popolo del 4 ottobre 2018 però va oltre. Si tolgano anche le attrezzature che facilitano la cengia ai piedi delle Cime di Marcoira, installando qualcosa di più “alpinistico” e minimale, com’era fino a pochi anni fa. Utili vengono considerate alcune corde soltanto o scale meno “metropolitane”, che “filtrino” i passanti mettendo in guardia chi non è allenato, capace e attrezzato. Magari dirottandolo verso altri lidi. Ma come fare sul naturalmente facile e accessibile “sentiero dei turisti” che sale verso lo Sciliar dove a ogni passo si trova spazzatura, cicche di sigarette, involucri alimentari,bottiglie e bottigliette di plastica, carte di caramelle e soprattutto fazzoletti di carta?

Michil Costa

“Forse però la mia è una proposta impraticabile, politicamente scorretta, irrispettosa dei diritti e delle aspettative dei fruitori della montagna”, mette le mani avanti l’autore dell’idea, certamente stravagante, di ostacolare le masse che, come formiche processionarie, salgono in cerca di paradisi da imbrattare. Di sicuro, per ovviare al degrado del lago del Sorapiss invaso dalla plastica e dai mozziconi di sigaretta, giacché è difficile cambiare le persone devono cambiare le cose. E una buona cosa sarà, tanto per cominciare, disciplinare il parcheggio selvaggio lungo la strada al passo Tre Croci con l’imposizione di un ticket. Nessuno ci aveva pensato nella Cortina ormai lanciata verso le nuove Olimpiadi del ‘26 oltre che verso i mondiali del ’21? E poi siamo sicuri che porre limiti ormai ineludibili all’assalto alle Dolomiti non presenti qualche serio inconveniente economico? Non sarà che senza le comode passerelle, senza i sentieri ben piallati come si fa con le piste di sci e, dove possibile, senza i taxi a pagamento qualche rifugio gourmet di Cortina e dintorni rischi di imboccare una fase di decrescita neanche troppo felice? “Assistiamo ad un turismo pornoalpino, sconcertante”, è il parere di Michil Costa, albergatore e ambientalista della val Badia, “in una Disneyland dove portarsi appresso lo stesso stile di vita della città, senza rispettare le diverse esigenze della montagna e del suo ecosistema”. Peccato che per molti altri operatori sia proprio questo il turismo che ci vuole visto che i fatturati ancora contano qualcosa. Si parlerà anche di questo al convegno annunciato dal Club Alpino Italiano sabato 24 novembre 2018 a Longarone sul tema “Frequentazione responsabile della montagna nell’era del social network”? Staremo a vedere. (Ser)

PS. Ad Amsterdam i turisti pagano per pescare plastica nei canali. In barca, col retino, in 15 mila hanno contribuito finora a “Plastic Whale”. Biglietto di 25 euro. “Si divertono sentendosi utili” è la spiegazione. Le pulizie in montagna sono meno divertenti e più impegnative, ma qualche iniziativa per incentivarle si potrebbe escogitare per rendere il turismo un po’ meno pornoalpino…

La plastica si accumula a tutte le quote. In alto un fazzolettino di carta, testimonianza abituale del turismo pornoalpino.

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