Gestire il disastro. La proposta di un custode del bosco

Accanto alla richiesta ufficiale di chiusura della caccia per l’anno in corso su tutte le Dolomiti, Mountain Wilderness Italia lancia una proposta coordinata per la gestione del grande patrimonio boschivo sconvolto in questi giorni in Dolomiti. “Pensiamo vi sia bisogno di una regia forte”, spiega Luigi Casanova, presidente onorario dell’associazione, un trentino che per ragioni professionali (è custode forestale) vive e respira ogni giorno nei boschi di casa, “da attuare a livello di Dolomiti e delle tre regioni interessate, per il bene del nostro territorio. Quanto accaduto in questi giorni nelle foreste delle Dolomiti dovrebbe portare i decisori politici a riflettere. I cambiamenti climatici si abbatteranno sempre più spesso sui nostri territori costringendoci a emergenze costose, in termini di vite umane, in termini di costi, in termini di paure diffuse. Abbiamo visto i torrenti erodere ciclabili, mettere a rischio stabili anche recenti costruiti lungo i corsi d’acqua”.

“Abbiamo visto stalle, baite costruite in zone a rischio geologico e valanghivo minacciate, anche travolte dagli eventi”, spiega Casanova che a Moena, come custode forestale del Comune, sorveglia il taglio del bosco e guarda al mondo cercando quell’equilibrio che la natura (non sempre?) offre. “Si sono avute poche vittime, sempre troppe, solo perché la furia del vento si è scatenata di notte. Da subito si deve invertire la rotta dello sviluppo. Basta strade, cementi in quota, potenziamento delle aree sciistiche. Le emergenze nelle Dolomiti dovranno riguardare solo la messa in sicurezza e la gestione dell’esistente. Così facendo si organizzerà uno sviluppo veramente sostenibile, basato sulla sobrietà che non significa impoverimento. Si investirà in un nuovo modo di lavorare più stabile e si offrirà risposta alle emergenze che il clima ci sta imponendo. Riflettano i nuovi e vecchi amministratori, sostenitori ancora oggi della cementificazione e del consumo di suoli”.

Luigi Casanova

Detto questo, Casanova avanza una proposta per affrontare l’emergenza ed evitare di sperperare la ricchezza insita nel legname da recuperare. “Propongo agli amministratori regionali e provinciali, uscenti e nuovi, di commissariare per il periodo necessario tutta la gestione della filiera del legno. Questa massa di legname va recuperata in tempi più brevi possibile. Al legname recuperato va offerto un mercato che penalizzi al minimo il valore dell’intero patrimonio. Una volta raccolta la massa legnosa si dovranno rimboschire centinaia di migliaia di ettari di superficie a bosco. Serviranno milioni di abeti, larici, aceri, faggi, servirà manodopera stagionale oltremodo potenziata, gestita dal servizio pubblico”. Sarebbe possibile scaricare sui sindaci la responsabilità della gestione di una simile mole di lavoro? Secondo Casanova, che per una legislatura è stato assessore comunale a Cavalese in Val di Fiemme e per tre anni è stato alla guida di Mountain Wilderness Italia, il commissario e i suoi collaboratori andrebbero ricercati fra i tanti forestali, anche esperti di mercato, dei quali le Dolomiti abbondano. “Questa figura apicale, che gestirebbe l’emergenza”, spiega, “avrebbe il compito di definire, nella condivisione territoriale, le priorità degli interventi nel recupero del legname, nel coordinare le squadre boschive che saranno impegnate per lungo tempo, nell’indirizzare le vendite anche grazie a accordi preventivi con le grandi segherie dei paesi con noi confinanti, Austria, Germania. Avrebbe poi il compito di valutare quanto e quando recuperare per indirizzare alla cippatura, o negli impianti di teleriscaldamento, le enormi quantità di massa legnosa che incontreranno un veloce deperimento qualitativo. E poi passare al rimboschimento, alla riqualificazione e alla stabilizzazioni delle superfici che sono state devastate dal cataclisma”.

Un simile lavoro centralizzato, gestito con procedure burocratiche molto semplificate, – sono necessarie decisioni immediate, dettate da una urgenza che forse a troppi sfugge – permetterebbe anche ai comuni e ad altri enti proprietari, di non dover agire in proprio e di mettersi in concorrenza fra loro. E permetterebbe, certamente, di subire minori deprezzamenti nella vendita del prodotto legname. “Comprendo vi siano perplessità”, conclude Casanova, “nell’affrontare un simile percorso. Ma forse, ancora a troppi sfugge l’ordine reale di grandezza dell’evento che si è abbattuto in tutte le Dolomiti. Al mondo politico ora l’onere della scelta su come procedere. Si abbia presente che nei ricordi della nostra gente, negli scritti del passato, mai le foreste dolomitiche hanno subito un danno tanto diffuso e quindi mai siamo stati portati ad affrontare una simile emergenza”.

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