Angeli del fango

L’immagine dei quattrocento volontari pubblicata il 5 novembre dal Corriere delle Alpi è di quelle che offrono un soffio di sollievo rispetto alle tante cattive notizie che ogni giorno si abbattono sui giornali e sui media in genere. Persone di ogni età anche se in prevalenza giovani, armati di pale e picconi, si sono messi subito a spalare fango nelle valli disastrate del Bellunese. Anche grazie a queste mobilitazioni l’Italia è sempre riuscita a risollevarsi da terremoti e alluvioni. In questo caso un ruolo determinante è stato svolto dal Club Alpino Italiano. “Non andate a fare escursioni in montagna” è stato l’invito, per ragioni di prudenza, della delegazione veneta. Ovvio, i sentieri sono divenuti impraticabili, anzi si è saputo che il 70% di quelli del Comelico non esistono più. Liberi tutti dunque la domenica anche di dedicarsi a opere meritorie come spalare fango o armeggiare con la motosega per liberare strade e sentieri. Ma l’alluvione che ha danneggiato molte strade della provincia ha suggerito anche delle iniziative di solidarietà con gli studenti che abitano in Comelico, in Agordino e nello Zoldano, ma che vanno a scuola a Belluno e rischiano di non riuscire a frequentare le lezioni con regolarità. Perché non ospitarli in città presso le famiglie che si sono rese disponibili?

Va ricordato che l’espressione “Angeli del fango” nacque a seguito dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, quando migliaia di giovani volontari, di cui alcuni stranieri già abitanti nella città toscana ed altri giunti subito dopo, si misero all’opera per recuperare, salvandoli dal fango, le opere d’arte, i dipinti, le statue, i libri antichi, i manufatti, patrimoni dell’umanità, che altrimenti sarebbero andati perduti. Ad aver creato la definizione fu il giornalista Giovanni Grazzini in un articolo sul Corriere della Sera del 10 novembre 1966. Particolare interessante. Agli angeli del fango la città di Genova ha anche dedicato una strada, nel quartiere di Marassi. Buon lavoro angeli del fango dovunque voi siate! (Ser)

PS. Subito dopo avere pubblicato queste note sul volontariato impegnato nelle aree disastrate del Nord Est abbiamo appreso che il Cai ha aperto una raccolta fondi, denominata “Aiutiamo le Montagne di Nord Est”, i cui proventi saranno destinati al ripristino della rete sentieristica e dei rifugi in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige. Vista l’urgenza immediata di risorse finanziarie, il Club alpino ha stanziato una somma di 50.000 euro, a titolo di anticipo su quanto sarà raccolto, “per affrontare le priorità accertate in luogo”.

I volontari che hanno contribuito a liberare il sentiero tra Croce d’Aune e il rifugio Dal Piaz. In apertura il gruppo dei quattrocento volontari intervenuti per spalare il fango nel Bellunese (dal Corriere delle Alpi).

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