Le colpe degli ambientalisti da salotto

Hanno suscitato in molti fastidio e imbarazzo (basta scorrere Facebook dove appare con il g i u b b e t t o della polizia, col cappello della Guardia di finanza, con l’impermeabile dei Vigili del fuoco), le esternazioni del ministro dell’Interno che non ha esitato, con un sorriso mefistofelico, ad arringare il popolo italiano sullo sfondo dei territori devastati della provincia di Belluno esprimendosi contro l’Europa in un contesto che certamente non richiedeva né sorrisi né proclami. Tacere, fare finta di niente, voltarsi dall’altra parte? “Mai tanta ignoranza era andata al potere”, sostiene Angelo Bonelli dei Verdi. Il parlamentare a cui si riferisce omette infatti di parlare della drammaticità rappresentata dai cambiamenti climatici e dalla folle cementificazione che ha portato a costruire ovunque dalle sponde dei fiumi, nelle aree di esondazione, di dissesto idrogeologico rendendo impermeabile il nostro territorio. E allora, raccogliere o no l’invito apparso in FB di non prestargli attenzione? La sua invettiva agli “ambientalisti da salotto” è una provocazione destinata purtroppo a raccogliere consensi tra molti “benpensanti”, convinti che gli ambientalisti siano colpevoli di non lasciar pulire i boschi e di altre malefatte. Grilli parlanti li ha benevolmente definiti un alto dirigente del Cai. Fingendo di dare corda al ministro, a sua volta il battagliero Michele Comi, guida alpina, ribadisce in FB che “sono questi maledetti ambientalisti che vietano di togliere i rami dagli alvei, che ci riempono di vincoli. Gentaglia che pensa solo a dominare, anziché governare, migliorare, comprendere”. Tace invece Mauro Corona che usò, per distinguersi, la definizione di “ambientalisti da suv”. A parte il fatto che gli ambientalisti non si sono mai opposti a una saggia pulizia dei fiumi, ma solo a quelle “pulizie” che prevedono la cementificazione delle sue sponde. E qual è quel partito che ha contribuito in Lombardia e nel Veneto dove governa da più di vent’anni all’assurda cementificazione?

Un aspetto del maltempo a Torino. In alto l’apocalittica frana della Val Pola che nel 1987 sconvolse la Valtellina non certo per colpa degli ambientalisti da salotto (ph. Serafin/MountCity)

La definizione di ambientalisti da salotto ricorda i tempi in cui erano analogamente definiti da salotto i comunisti che non mangiavano i bambini  e sproloquiavano immersi nel lusso. Stesso tiro al bersaglio, stessa velenosa ipocrisia di chi oggi arringa le folle in nome del popolo italiano. “Rende esterrefatti che il ministro”, scrive Betto Pinelli sul sito di Mountain Wilderness di cui è presidente onorario, “abbia potuto indicare come responsabili dell’inerzia dello Stato e del vandalismo dei cementificatori, più o meno mafiosi, proprio coloro che per decenni, attraverso ogni sorta di iniziative, denunce, critiche, studi e convegni si sono opposti invano alla degradazione fisica del nostro territorio e alla selvaggia lebbra della speculazione edilizia. Evidentemente il nuovo capopopolo che siede al Viminale ignora (o disprezza?) l’opera di tanti appassionati studiosi del calibro di Umberto Zanotti Bianco, Elena Croce, Aurelio Peccei, Antonio Cederna, Adriano Buzzati Traverso. Personaggi che hanno dedicato la vita intera nel vano tentativo di salvare il Bel Paese dall’aggressione dei nuovi barbari. Sono nomi che verosimilmente il parlamentare non ha mai sentito pronunciare dai frequentatori del bar sotto casa, dove si è andato formando il suo raffinato bagaglio di certezze”.

Vale la pena, per concludere, di riprendere la lettera di Matteo Righetto, scrittore padovano, al “sorridente ministro dell’Interno”, una missiva che l’amico Bruno Zannantonio ha intercettato mettendoci cortesemente a conoscenza del contenuto. “Mi permetta”, chiede rispettosamente Righetto, “di fare alcune brevissime considerazioni che per ragioni educative, ecologiche, civili e culturali non posso più tacere. A proposito dei disastri avvenuti qualche giorno fa sulle nostre montagne e successivamente anche in Sicilia, lei ha scompostamente affermato: ‘Troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo, ecco che l’alberello ti presenta il conto’. Ebbene. Tanto per cominciare ritengo che queste sue parole di superficie siano assolutamente irricevibili e irrispettose nei confronti di tutte le comunità montane colpite nel profondo da questo ennesimo evento catastrofico; ma soprattutto trovo che esse dimostrino ancora una volta l’ostinata ottusità di chi, come lei, non voglia rendersi conto che il tema vero è un altro, ed è ben più grave e urgente rispetto al facile giochetto del capro espiatorio correlativo-oggettivo, passatempo in cui lei si muove come un vero fuoriclasse”.

Così Righetto prosegue: “Ripeto, insisto, grido: il problema vero, di fondo, non riguarda l’incuria dei boschi e dei torrenti (che pure c’è), bensì l’apocalittico cambiamento climatico in atto! Sostenere le sue tesi con protervia e insostenibile leggerezza dell’essere equivale più o meno ad attribuire le cause dell’insorgenza di una grave malattia alla cattiva abitudine di non tenere in tasca un fazzoletto da naso. In altre parole: se ne terrete uno in tasca sarete sani per sempre. Follia. Purtroppo per tutti noi, finché i politici come lei non se ne renderanno conto (SI condoni edilizi, NO investimenti nella legge di bilancio per fronteggiare le emergenze ambientali, NO green economy, NO COP21en, eccetera eccetera) le cose andranno sempre peggio. Attenzione però: i fenomeni atmosferici estremi non peggioreranno di anno in anno, bensì mese dopo mese. Eventi come quello della settimana scorsa sono destinati a ripetersi con frequenza sempre maggiore. E hai voglia a dragare i ruscelli e potare i carpini! Secondo lei i cambiamenti climatici non esistono e sono una bufala degli ambientalisti? E che dire allora degli scienziati, dei climatologi, dei meteorologi che continuano a lanciare l’allarme? Se non crede a costoro, ministro, ce la spieghi scientificamente lei, la causa. Si è trattato di un vero e proprio ciclone tropicale, sorridente ministro. Le pare normale un ciclone tropicale a fine ottobre sulle Alpi? E’ a causa di questa calamità estrema che si è scatenato l’inferno dei venti che ha raso al suolo decine di milioni di abeti: la millenaria resilienza delle nostre conifere”.

Ha ragione Pinelli: la nostra indignazione non deriva soltanto dalla constatazione di un’ignoranza che tracima nel paradossale; più grave è l’esibizione senza pudore di quell’ignoranza. (Ser)

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