BookCity 2018. Sulle tracce dei senza-guida

L’alpinismo dei senza-guida arriva a BookCity. Sono brani di storia poco conosciuti quelli dell’imponente volume “L’alba dei Senza-Guida” (Nuovi Sentieri, 310 pagine) di Paolo Ascenzi e Alessandro Gogna che viene presentato domenica 18 novembre 2018 alle ore 20.30 alla Società Escursionisti Milanesi nell’ambito della grande rassegna libraria diffusa in tutta la città. Ascenzi e Gogna sono anche stati gli autori nel 2015 dall’altrettanto monumentale “Guide&Clienti. Stessa corda, stessa passione” e questo libro ne rappresenta il seguito. La storia risale alla fine dell’Ottocento. Finalmente affrancati dalla vigile presenza delle guide alpine, gli alpinisti “senza-guida” si coalizzano, coscienti del loro valore. Non una diminutio va quindi considerato quel “senza” come sarebbe logico per una maionese senza uova o un caffellatte senza caffè. Nascono l’Akademischer Alpenverein di Monaco di Baviera fondato nel 1892 da Josef Enzensperger e la “Gilde zum Großen Kletterschuh” istituita da Viktor Wolf Edler von Glanvell nel 1896. A Trieste e nelle Giulie impazza dal 1895  la “Squadra Volante”, il cui capo fu Napoleone Cozzi. Nuovi mattini dunque per l’alpinismo fin lì imbrigliato in cordate guide-clienti dedite alla conquista dei “4000” delle Alpi per la gloria, talvolta, di case reali e capi di stato. Nel 1904 nasce anche il Club Alpino Accademico Italiano e, alla buonora, gli alpinisti “senza guida” abbandonano la tutela dei valligiani. Naturalmente il mestiere di guida non muore, ma è accertato che con la prima Guerra Mondiale si conclude la cosiddetta epoca d’oro delle guide alpine. Più tardi nascono per iniziativa dei senza-guida il Groupe de Haute Montagne nel 1919 e il Club Académique Français d’Alpinisme nel 1925.

E’ una storia, quella dei senza-guida, ancora in parte da raccontare. Ciò che di prim’acchito emerge è che il messaggio dei senza guida ha origine al di là del crinale delle Alpi e agli italiani non rimane che adeguarsi. Una costante nella storia dell’alpinismo. Come spiegarsi che siano stati gli inglesi a scalare per primi i quattromila delle Alpi? E com’è possibile che nella conquista degli ottomila solo una volta l’alpinismo italiano abbia cantato vittoria, subito peraltro offuscata da odiose polemiche, da presunte verità e contro-verità? E perché mai il nuovo mattino dell’alpinismo è stato negli anni Settanta in Italia una scopiazzatura di ciò che gli americani da tempo facevano inseguendo i loro ideali di purezza e trasgressione?

La Barre des Ecrins splendidamente fotografata da Alessandro Gogna svetta sulla copertina di questo libro monumentale. In apertura Riccardo Cassin, una celebrità fra i grandi alpinisti “senza guida”.

Per chiarirsi le idee l’appuntamento è dunque domenica 18 novembre alle ore 20.30 alla Società Escursionisti Milanesi nell’ambito di BookCity alla presenza dei due autori e con la partecipazione di mountcity.it. E’ uno scrigno di preziose memorie questo nuovo libro: lo è per la ricchezza della documentazione su personaggi e fatti di cui si era in parte persa colpevolmente traccia. I Senza Guida di cui si favoleggia furono ragazzi individualisti, avventurosi, appartenenti alla borghesia. Scrisse l’impeccabile Albert Frederick Mummery: “Coloro che desiderano conoscere le vere gioie dell’alpinismo non hanno che d’avventurarsi fra le nevi eterne affidandosi esclusivamente alle loro capacità e alla loro esperienza”. Un’avventura spesso da pagare con la vita, Mummery docet. Ma impagabile doveva essere lo stato di grazia e di esaltazione manifestato dall’inglese quando smise di legarsi alla corda di una guida. Anche se va ribadito che la fine dell’Ottocento fu un periodo straordinariamente fertile per la collaborazione tra cittadini e guide alpine che fecero incetta di tutte le grandi “prime” sulle Alpi.

Victor Wolf Edler von Glanvell

Particolare da non trascurare. I senza-guida furono i propugnatori della cordata formata da due soli componenti, che risultava più versatile della classica cordata a tre. Altro dettaglio importante: l’alpinismo senza-guida nacque e si affermò nelle Alpi Calcaree del Nord-Est ed ebbe negli alpinisti austriaci e tedeschi i primi fautori, da Hermann von Barth a Johannes Emil “Hans” Dülfer. Molteplici furono le ragioni di questa evoluzione: la vicinanza delle montagne alle città di Monaco di Baviera, Innsbruck e Vienna che permettevano prime ascensioni anche nei soli giorni di festa; la presenza, inizialmente, di poche guide alpine; le condizioni ambientali favorevoli e soprattutto lo scarso fascino che ebbero queste montagne per gli alpinisti britannici che, attratti dai giganti glaciali delle Alpi Occidentali e Centrali e del Delfinato, furono i massimi fautori dell’alpinismo con-guida. L’affermarsi dell’alpinismo senza guide ebbe per teatro in modo più sommesso anche Milano che nel 1907 raccolse vari alpinisti di punta sotto la sigla Glasg (Gruppo Apinisti Senza Guida): un acronimo che qualcuno, ironizzando sulla loro audacia, volle leggere come Gruppo Alpinisti Senza Giudizio. Antica saggezza meneghina.

Tra i 26 alpinisti presi in esame dalla cordata Ascenzi-Gogna, ciascuno con il corredo di una specifica cronologia e di un’adeguata bibliografia, s’impongono all’attenzione personaggi da epopea. Qualche esempio? Josef Enzensperger, metereologo e membro della spedizione antartica tedesca diretta da Erich Dagobert von Drygalski, finì i suoi giorni nell’arcipelago delle Isole Kerguélen nell’emisfero boreale. Non rivide la Patria neppure Hans Robert Schmitt, deceduto a Mangali nel corso dell’esplorazione dell’Africa Orientale Tedesca. Ludwig Purtscheller, che fra il 1876 e il 1899 fu protagonista di circa oltre 250 prime ascensioni, è ricordato per essere il padre del “Führerloses Gehen” (camminare senza-guida) e per aver compiuto la prima salita del Kilimanjaro con Hans Heinrich Josef Meyer.

Johannes Emil “Hans” Dulfer

Brevi furono le stagioni di Georg Franz Winkler, Paul Preuss ed Emil Hans Dülfer. Winkler superò per primo passaggi di IV grado superiore. Preuss è una delle personalità di maggior spicco nella storia dell’alpinismo e il massimo sostenitore dell’arrampicata senza mezzi artificiali ma forse qualche chiodo gli avrebbe consentito di vivere più a lungo. Dülfer impiegò a sua volta la corda e i chiodi in modo coerente per la sicurezza e la progressione compiendo la prima salita in solitaria della parete sud del Catinaccio d’Antermoia, il suo capolavoro. Eugen Guido Lammer fu un fautore dell’alpinismo-avventura. Il rischio e la sfida con la morte pervasero il suo alpinismo sulla scia di Friedrich Nietzsche. Nel libro emergono anche le figure degli italiani Giovanni Battista Gugliermina e del fratello Giuseppe Fortunato, una delle più note cordate piemontesi di senza-guida che ebbero in Giuseppe “Pinin” Lampugnani e Francesco “Cichin” Ravelli i loro più assidui compagni di cordata. Ciò non toglie che inizialmente i Gugliermina  si siano legati alla corda di Mathias Zubriggen, celeberrima guida dell’epoca. Antesignani dell’alpinismo senza-guida furono Cesare Fiorio e Carlo Ratti, che vennero nominati soci onorari all’atto della fondazione del Club Alpino Accademico Italiano.

Marcel Louis Kurz

Sebbene fosse ormai anacronistica la distinzione fra guide alpine e senza-guida, soltanto recentemente è stato possibile per gli accademici del Club Alpino Italiano divenuti guide alpine appartenere anche all’Associazione Guide Alpine Italiane. Un caso particolare fu rappresentato da Emilio Comici, dapprima senza-guida e poi guida alpina: dopo un ampio dibattito nel Club Alpino Accademico Italiano, il grande triestino decadde dal sodalizio! Eugenio Fasana, come non citarlo?, dapprima membro autorevole del Club Alpino Accademico Italiano e poi guida alpina, fu autore di oltre 100 nuove ascensioni nelle Alpi Occidentali e Centrali, nelle Berner Alpen, nelle Dolomiti, e nelle Alpi Calcaree del Nord-Est, fra il 1906 e il 1935. Contemporaneamente all’attività alpinistica, Fasana si dedicò all’attività letteraria e artistica, accompagnando i suoi scritti con oli, chine, carboncini e fotografie ritoccate con interventi pittorici: attività che lo accomuna a Napoleone Cozzi autore delle decorazioni del Teatro Politeama Rossetti di Trieste.

George Herbert Leigh-Mallory

Dagli anni venti del XX secolo la differenza fra l’alpinismo senza-guida e con-guida iniziò a perdere di significato fino a scomparire; infatti, furono guide alpine i fortissimi Emil Solleder, Armand Charlet e Andreas “Anderl” Heckmair, ma non Riccardo Cassin. Impossibile tra questi uomini stabilire una graduatoria di valori tenendo conto della loro appartenenza o no alle guide alpine. Alessandro Gogna che ha scritto sulle rocce di tutto il mondo grandi pagine di alpinismo non fa mistero dei suoi prediletti: Edward Whymper per la sua tenacia, Angelo Dibona che esportò le capacità dolomitiche nel resto delle Alpi, Hans Dülfer. E poi Giovan Battista Vinatzer, Riccardo Cassin, Alvise Andrich, Mathias Rebitsch, Fritz Wiessner, Hermann Buhl e ovviamente Walter Bonatti, Yvon Chouinard, Royal Robbins. Ma chissà quanti altri meritano la considerazione di Gogna al quale vanno augurate, e con lui al suo compagno di penna Ascenzi, le migliori fortune per questo documentatissimo, imperdibile libro (Ser)

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