Combattere, curare. Quando lo shrapnel straziava i soldati

È aperta fino al 6 gennaio 2019 al Museo di Storia della Medicina in Padova (via San Francesco 94) la mostra “Combattere, Curare, Istruire. Padova ‘Capitale al fronte’ e l’Università Castrense”. L’argomento riguarda l’assistenza ai militari nelle infermerie durante la Prima Guerra Mondiale, tema più volte sviscerato nelle sue conferenze dal medico alpinista bergamasco Gian Celso Agazzi come risulta dalle corrispondenze pubblicate in mountcity.it con la sua prestigiosa firma. Come viene spiegato in un esauriente comunicato, Padova svolse durante la Grande Guerra un ruolo fondamentale quale centro medico, distinguendosi nell’assistenza sanitaria prestata ai soldati e nella didattica medica: motivo per cui è stata recentemente proposta per la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica. “Con questo progetto”, si legge, “il museo intende non soltanto raccontare una storia che ha toccato l’intera città e migliaia di studenti provenienti da tutt’Italia, ma anche porre al centro dell’attenzione il ruolo imprescindibile della Medicina nel primo conflitto mondiale e parallelamente il progresso che questa disciplina conobbe in un momento tragico della storia italiana”.

L’esposizione, a metà tra storia e tecnologia, propone una ricostruzione del percorso dei feriti al fronte, dai primi punti di assistenza fino agli ospedali territoriali, attraverso un’enorme mappa della cosiddetta “catena di soccorso” organizzata per recuperare e trasportare i feriti. Exhibit interattivi e tavoli touch descrivono i luoghi padovani adibiti a ospedali (sulla base della mappa di Drucker del 1915). Numerosi i video e i documenti riguardanti alcuni presidii medici del periodo. Una pinacoteca virtuale contiene foto d’epoca di alcuni ospedali militari. Ad accogliere il visitatore è una tenda dove i medici diagnosticavano la gravità delle condizioni dei feriti. Tra i vari reperti una barella per il trasporto dei malati. E poi, tremendo, il famoso proiettile Shrapnel. Riempito di pallette metalliche che venivano rilasciate a raggiera, il proiettile aveva un effetto straziante per i soldati colpiti, autentica carne da cannone. E’ esposto anche “lo zaino” del medico militare con materiali e attrezzature sanitarie per il soccorso, con indispensabili maschere anti-gas. Numerose le divise. Tra queste curiosamente l’uniforme da medico per le poche dottoresse di allora. Un apparecchio riguarda l’esecuzione delle prime radiografie. Un gioco permette di scoprire gli strumenti utilizzati dai medici. E 24 sono i volumi dei “Problemi sanitari di guerra”, autentici manuali di chirurgia. Particolarmente d’impatto le cartoline che “volano” sui visitatori a ricordare la distanza di quei poveri soldati da casa e la loro difficoltà di comunicare con le famiglie.

Il ruolo di Padova “Capitale sanitaria della Guerra” viene raccontato dai video di due attori che si calano nei panni di altrettanti protagonisti: Francesco della Valle (1858-1937), medico e generale, che in qualità di capo della sanità militare istituì la cosiddetta “catena sanitaria” per recuperare, soccorrere, curare e reintegrare nei ranghi i militari feriti in battaglia (in mostra anche la lettera che Gabriele D’Annunzio gli scrive nel 1923); e Luigi Lucatello (1863-1926), allora preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, che coordinò la complessa organizzazione messa in atto per formare in breve tempo una nuova “leva” di medici preparati all’eccezionale compito cui erano chiamati. (Ser)

Un aspetto della mostra “Combattere. Curare. Istruire” aperta fino al 6 gennaio 2019 al Museo di Storia della Medicina a Padova. Nell’immagine in alto il famoso proiettile Shrapnel: era riempito di pallette metalliche che venivano rilasciate a raggiera, dall’effetto straziante per i soldati colpiti. Qui sopra le cartoline dei soldati “volano” verso le famiglie.

 

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