Liberati i sentieri dagli alberi caduti. Ma che fretta c’era?

Fa un certo effetto leggere le lodi ai volontari che nel Bellunese hanno liberato con le motoseghe i sentieri invasi dagli alberi abbattuti dalla bufera e al tempo stesso le rimostranze della Forestale per il modo con cui questi interventi sono stati programmati ed eseguiti. “Motoseghe roventi” è stato battezzato uno dei gruppi che più si sono prodigati. “I sentieri di montagna – per noi fonte di gioia, divertimento e benessere – chiedono il nostro aiuto”, scrive Teddy Soppelsa in FB. “E’ bastato lanciare un sms per organizzare il gruppo. E il lavoro non è mancato. Cosa sarebbe la montagna senza giornate come queste, in cui ritrovi il valore di essere comunità e del bene comune?”. Di diverso parere è il comandante provinciale dei carabinieri forestali, settore biodiversità, colonnello Gianfranco Munari. “Non c’era alcuna urgenza di aprire i sentieri”, sostiene l’ufficiale in un’intervista ai giornali locali. “Se non ci sono persone isolate o animali in difficoltà, sono operazioni da pianificare. I volontari del Cai svolgono un lavoro prezioso, ma che deve essere organizzato per non provocare danni ulteriori al territorio. In questo caso hanno tagliato una cinquantina di piante schiantate, su terreno demaniale, per aprire un sentiero, senza considerare che quegli alberi avevano un certo significato dal punto di vista economico. Sono state ridotte in pezzi di un metro, un metro e mezzo, il che significa che ora sono inutilizzabili. Per un loro utilizzo in ambito edile, per esempio, i tronchi devono essere divisi in pezzi da almeno quattro metri, quattro metri e mezzo”.

Ne erano al corrente i volontari con le loro “motoseghe roventi”? “Sarebbe stato sufficiente aspettare un po’, senza farsi prendere dall’ansia”, dice ancora il colonnello Munari. Il Cai, sostiene inoltre il colonnello, non aveva informato i carabinieri forestali dell’attività in programma, altrimenti si sarebbero sentiti dire subito di non andare a tagliare. Si è anche saputo che ritardare la rimozione non sarebbe stato un problema: le piante abbattute hanno ancora parte dell’apparato radicale attivo. Intervenire subito o a gennaio non avrebbe cambiato nulla.

Francesco Carrer, presidente regionale del Cai, nel difendere l’operato dei volontari ammette che “anche in condizioni di emergenza come questa, bisogna chiedere tutte le autorizzazioni. Ma la burocrazia deve essere solidale, capire in quali condizioni ci muoviamo. E il Cai, si sa, ha dalla Regione il compito della manutenzione ordinaria”. Con che cuore stigmatizzare allora l’impegno di questi volontari (in alto una bella foto da FB)? E quali possono essere i limiti del volontariato anche in situazioni di emergenza come questa? “L’eticità/responsabilità dell’impegno del socio”, spiega negli atti del 100° Convegno nazionale svoltosi nel 2015 a Firenze (“Il volontariato nel Cai di oggi”) Annibale Salsa, antropologo, a suo tempo presidente generale del Cai, “deve esplicarsi, nel repertorio delle politiche associative, nell’operato attivo volto alla sensibilizzazione nei confronti della conoscenza e della frequentazione consapevole della montagna. Ma, nel volontariato, vale la massima latina che ‘ad impossibilia nemo tenetur’. Altrimenti si rischia la caduta nel dilettantismo e nell’approssimazione dell’agire”. Surtout pas trop de zèle, direbbero bonariamente i francesi. (Ser)

2 thoughts on “Liberati i sentieri dagli alberi caduti. Ma che fretta c’era?

  • 21/11/2018 at 13:00
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    Condivido il comportamento dei carabinieri, nel massimo rispetto dei volontari. Non c’era fretta, prima di toccare si chiede al proprietario, in questo caso pubblico. Era possibile fare una pezzatura utile al mercato (perché sperperare un bene pubblico) e quando si lavora, anche nel volontariato, ci si attrezza anche nei termini della sicurezza. Dalle foto risulta solo tanta approssimazione. Per fortuna non è accaduto nulla alla salute degli intervenuti. Altrimenti chi ne rispondeva? Non certo il CAI.

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  • 19/11/2018 at 17:21
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    Non ti arrabbiare caro Roberto, probabilmente sono un fanatico della LINGUA ITALIANA. Quasi mai uso frasi DI ESTEROFILIA E SE MI CAPITA, FRA PARENTESI METTO LA TRADUZIONE)

    LATINO : ad impossibilia nemo tenetur – nessuno è tenuto a fare cose impossibili”
    FRANCESE: Surtout pas trop de zèle – soprattutto non troppo zelo – ZELO (Intensa fretta nello svolgimento di un lavoro, di un’attività)

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