Quando cominciò il grande luna park

E’ solo negli ultimi tempi che si sono diffuse “preoccupanti modalità di frequentazione della montagna”, come si legge nel portale del Club Alpino Italiano? Siamo sicuri che sovraffollamento, schiamazzi, processioni vocianti, rifiuti abbandonati e danni all’ambiente naturale anche in alta quota e ai sentieri siano frutto di questa società malata di cui oggi facciamo parte? Non sarà che in quest’Italia balneare è venuta a mancare un’opera di alfabetizzazione sulla montagna a partire dalle scuole di ogni ordine e grado? Sarà incentrato su questi temi il convegno “Frequentazione responsabile della montagna nell’era dei social network” (Sala conferenze Longarone Fiere, ore 8,30), che il Club Alpino Italiano (attraverso i Gruppi regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia, il Comitato Scientifico e la Commissione Tutela Ambiente Montano interregionale) organizza sabato 24 novembre a Longarone (BL). In realtà è fin dai tempi in cui il Cai si fregiava del fascio littorio che la montagna è teatro di “preoccupanti modalità di frequentazione”. A proposito della strada che negli anni Trenta violò la splendida conca del Breuil il presidente del Cai Angelo Manaresi tuonò che “se alberghi hanno da sorgere, essi siano intonati all’ambiente e sia rispettato il verde e il bosco, e l’orribile reclame non urli, al cospetto di sì divine bellezze”. Peccato che poi il regime fascista e in primis Manaresi si siano esaltati con una fiammata “di ardente entusiasmo” per quella strada che conduceva alla nascente Cervinia.

Bepi Mazzotti stigmatizzò la “montagna presa in giro”. In alto la montagna ridotta a una Disneyland dove portarsi appresso lo stile di vita della città.

Poche le eccezioni a questo coro di osanna delle camicie nere. Non si disse d’accordo, stando allo Scarpone dell’epoca, il dottor Luigi Mazzini, socio di ben tre associazioni: Cai, Guf, Ana. “La mia opinione”, scrisse, “forse non muoverà da un semplice quadro che già avevano individuato gli speculatori commerciali che vanno di anno in anno sgretolando la purezza aristocratica delle nostre Alpi. E’ inutile farsi illusioni; la conca del Cervino è stata rovinata alpinisticamente e sciisticamente dal primo tratto di funivia. Quest’ultimo ha permesso che arrivassero a quota 3000 gagà impomatati e donne da automobile, gente che non ha spirito e fisico alpino, gente che va al Teodulo perché è di moda andarci. E questa massa ridanciana e sguaiata di incompetenti sta prostituendo tutti i punti migliori delle nostre Alpi”.

Così Bruno Bozzetto satireggiò le smanie degli “abominevoli sciatori”.

Contro questa “prostituzione” si dichiarò anche il trevisano Bepi Mazzotti, primo salitore della est del Cervino nel 1932 con le guide Maurizio Bich e Luciano Carrel e un anno prima autore del celeberrimo “La montagna presa in giro”. Novello Nostradamus, Bepi indossò le vesti del profeta prevedendo con mezzo secolo di anticipo “le gravi offese e gli sconvolgimenti che un turismo di massa maleducato e travolgente avrebbe arrecato alla fragile natura alpina”. E oggi? “Assistiamo a un turismo pornoalpino, sconcertante”, è il parere già riportato in questo blog di Michil Costa, albergatore e ambientalista della val Badia, “in una Disneyland dove portarsi appresso lo stesso stile di vita della città, senza rispettare le diverse esigenze della montagna e del suo ecosistema”. “L’informazione e la formazione”, è scritto nella presentazione del convegno di Longarone, “rappresentano gli strumenti più efficaci per creare una coscienza matura in coloro che vanno per monti, siano essi esperti, frequentatori abituali o turisti mordi e fuggi. Chi cammina, pedala o arrampica in montagna deve avere nel proprio bagaglio non solo la cultura della sicurezza e del prossimo, ma anche quella del rispetto verso i luoghi e gli ecosistemi che frequenta”. E’ quello che sosteneva ottant’anni fa anche il grande Mazzotti senza che nulla nel frattempo sia cambiato. In meglio perlomeno.(Ser)

Per maggiori informazioni sul convegno di Longarone: www.caicsvfg.it

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