Tondini e la Scotoni. Innovazione e tradizione sulla direttissima

Ha aperto sulla parete SO della Cima Scotoni, in più riprese e con diversi compagni di scalata, la direttissima “Non abbiate paura di sognare” considerata una delle più difficili vie delle Dolomiti. Questa esperienza compiuta nel 2017 fa della guida alpina di XMountain Nicola Tondini uno dei protagonisti dell’alpinismo italiano contemporaneo. Ma c’è di più. L’estate scorsa, sette anni dopo la prima perlustrazione sull’immensa parete, Tondini ha voluto alzare l’asticella chiudendo definitivamente i conti con la sua via. Aveva aperto quei 700 metri in più riprese, sempre dal basso, esclusivamente in arrampicata libera, quindi senza alcun passo in artificiale. Dopo aver completato la libera di tutti i tiri singolarmente, l’unico tassello mancante era la libera one push. Cioè in una spinta unica dal basso, senza mai tornare a terra, salendo tutti i tiri in libera. Detto e fatto. Accompagnato dal collega della Guide XMountain di Verona Lorenzo d’Addario, Tondini è riuscito l’agosto scorso nella difficile rotpunkt, bivaccando in cengia e impiegando due giorni e 22 ore di scalata con una difficoltà massima di X (8b) e un obbligatorio di IX- (7b+). “Ho 45 anni”, ha dichiarato Nicola a PlanetMountain, “e i limiti tecnico-atletici sono abbastanza delineati, anche se non viene meno il sogno di fare ancora mezzo grado in più. Quelli mentali sono ancora superabili: credo di poter sperimentare qualcosa di nuovo come avventura. Con gli impegni e le responsabilità che ho nel lavoro, uno dei limiti più grande è però la disponibilità di tempo”.

Nella foto di apertura tratta da www.planetmountain.com, Nicola Tondini impegnato nella direttissima a Cima Scotoni.

Di Tondini si parla in questi giorni come di uno dei più quotati papabili al prestigioso Premio Marcello Meroni della Società Escursionisti Milanesi che si assegna venerdì 30 novembre 2018 all’Università degli Studi di Milano. “Il percorso di Tondini”, spiega Vincio Stefanello di PlanetMountain nel presentarne la candidatura, “ha attraversato tutte le forme di scalata: dall’alpinismo, anche invernale, all’arrampicata sportiva all’ice climbing, con innumerevoli salite e aperture di nuove vie sia di stampo sportivo moderno che ‘tradizionale’. A 50 anni dal famoso articolo di Reinhold Messner ‘L’assassinio dell’impossibile’, con la sua via alla Cima Scotoni propone un nuovo modo di concepire le direttissime rimanendo legato il più possibile alla tradizione, evitando così l’utilizzo di spit sia per forzare passaggi in artificiale, sia come protezione intermedia: fedele al suo stile di salire già nella fase di apertura tutti i passaggi in arrampicata libera, senza forzarne quindi alcuno con passi in artificiale”.

“Qui, come sulla maggior parte delle vie nuove aperte”, spiega ancora Stivanello, “Tondini porta avanti un alpinismo che trova la sua essenza nella disponibilità a mettersi in gioco fino in fondo e a dover saper tornare indietro e accettare la sconfitta. Un alpinismo della rinuncia, quindi, dove non è importante la quantità di salite realizzate, ma il come si sono realizzate. Un alpinismo dove serve tanta dedizione, in quanto si è costretti spesso ad alzare bandiera bianca e a dover ritrovare le proprie forze fisiche e mentali per poter proseguire”. Nel tessere l’elogio di Tondini sulla Gazzetta dello Sport, Reinhold Messner spiega a sua volta che l’alpinismo tradizionale non deve prevedere vie già preparate e difficoltà addomesticate. E soprattutto deve cercare l’esposizione. Ciò significa andare dove si sa di non poter contare che su se stessi e sui propri compagni di cordata. In questo Tondini ha dimostrato di essere un maestro. (Ser)

 

 

Commenta la notizia.