Fratelli in cordata

La cordata sicuramente affratella, ma è più volte capitato nella storia dell’alpinismo che una cordata fosse formata da fratelli e proprio per questo motivo avesse una marcia in più. Fratelli erano i biellesi Sella, parenti del celebre Quintino, che alla fine dell’Ottocento firmarono importanti salite nelle Alpi affidandosi a guide alpine di provata esperienza. Fratelli erano Reinhold e Gunther Messner che nel 1970 attraversarono il Nanga Parbat (8125 metri) salendo dal versante Rupal e scendendo da Diamir (in discesa Günther fu travolto da una gigantesca valanga e morì). Invincibili nell’alpinismo invernale sono stati considerati negli anni Settanta i fratelli Rusconi di Valmadrera (Lecco): Gianni la mente, l’ideatore, Antonio il braccio forte, generoso e altruista, un cuore grande così.

Ora in un libro edito da Corbaccio (“Fratelli e compagni di cordata”, 168 pagine, 17,90 euro) il giornalista Guido Andruetto racconta la storia dei fratelli Alessio e Attilio Ollier, guide alpine di Courmayeur, entrati (oggi è ancora in vita Attilio) nella storia dell’alpinismo nell’inverno del 1965 quando affrontarono con successo la via della “Poire”, sul versante della Brenva del Monte Bianco. Scesi dal versante francese, furono celebrati per la grande impresa e vennero scortati da Chamonix a Courmayeur attraverso il traforo del Bianco non ancora aperto al pubblico.

Figli di Aldo, guida alpina e gestore del rifugio Gamba in Val Veny, gli Ollier hanno fatto i pastorelli ai piedi delle grandi pareti del Bianco dove sono cresciuti. Attilio diventò falegname, ma poi il fratello lo convinse a fare cordata con lui. Si distinsero nei soccorsi, come quello del 1961 al Pilone Centrale, quando la cordata di Walter Bonatti e del francese Pierre Mazeaud fu bloccata quasi all’uscita della parete da una bufera di neve. Erano in sette, morirono in quattro. I soccorritori rischiarono la vita ma ben poco poterono fare per strappare quei disgraziati alla morte. Firma la prefazione del libro Reinhold Messner. Scontato che Reinhold approfitti per rendere omaggio al fratello scomparso. E scontato, come sottolinea Reinhold, che sia sempre il fratello libero da impegni familiari a prendersi più rischi. (Ser)

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