Ghiacciai messi in ghiacciaia

Come raccontare il clima ai pronipoti quando tutto il ghiaccio delle Alpi si sarà sciolto? Semplice. Basta conservare un campione trasferendolo in Antartide dove la temperatura si manterrà a lungo sui 50 gradi sottozero. I ghiacciai delle Alpi hanno intrappolato elementi chimici, particelle organiche e altre tracce dell’ambiente e del clima passato. Rappresentano quindi un archivio unico per le generazioni future. Ora si tratta di conservarli in ghiacciaia come si faceva prima che i frigoriferi fossero alla portata di tutti e ogni mattina la mamma ci mandava a comprare un pezzo di ghiaccio per poi riporlo religiosamente negli stipetti adibiti per conservare al fresco, per un’intera giornata, carni, latticini, verdure e generi alimentari facilmente deteriorabili. Dalla Valle d’Aosta, a quanto annuncia La Stampa del 3 novembre 2018, parte ora la prima “carota” di ghiaccio italiana. Un “coso” lungo 80 metri, capace di raccontare secoli di storia del clima. A estrarla dal Grand Combin, massiccio al confine con la Svizzera a 4200 metri di quota, hanno provveduto i glaciologi dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche impegnati nel progetto internazionale “Protecting Ice Memory” patrocinato dalle Commissioni nazionali Unesco di Francia e Italia. Dopo la grande carota estratta dalle viscere del maestoso Grand Combin, il “capitolo” italiano di Ice Memory toccherà l’ultimo ghiacciaio importante delle Dolomiti, la Marmolada. Così quando la “regina” si sarà spogliata di tutti i suoi ghiacci ci consoleremo pensando che un pezzetto ancora sopravvive al fresco lassù in Antartide. (Ser)

Il Grand Combin svetta sulla Valle d’Aosta (ph. Serafin/MountCity). In alto le fasi preliminari dell’estrazione di una gigantesca carota dai suoi ghiacci. Sarà conservata in Antartide (ph. Università di Ca’Foscari, Venezia)

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