Terrorismo verde? Mountain Wilderness: “Solo pesanti illazioni”

Da più di trent’anni gli attivisti di Mountain Wilderness si battono per un turismo alpino sostenibile spesso in contrasto con le mire degli impiantisti. Ma non era mai successo che gli iscritti a questa associazione nata da una costola del Club Alpino Accademico Italiano si siano sentiti chiamare in causa per un gravissimo attentato come quello compiuto nelle Dolomiti dove qualcuno nel fine settimana del 2 e 3 dicembre 2018 ha tentato di tagliare i cavi di due seggiovie sulle piste di Passo Rolle sopra San Martino di Castrozza, fra Trentino e Veneto. Le indagini non escludono la pista di un nuovo “terrorismo verde”, precisa Giampaolo Visetti sul quotidiano La Repubblica del 5 dicembre. Il titolo del suo servizio alimenta sospetti. “Seggiovie sabotate sulle Dolomiti, l’ombra del terrorismo ecologista” si legge a tutta pagina. Anche se non viene citata, Mountain Wilderness si sente in dovere d’intervenire. Passo Rolle è una località-simbolo dello sci e lo scontro tra ambientalisti e operatori economici è stato spesso aspro anche se i carabinieri non abbandonano la pista della faida locale, concentrata su dipendenti delusi ed ex operai della dismessa società funiviaria. Nei mesi scorsi Passo Rolle e San Martino di Castrozza sono stati scossi dal braccio di ferro tra gli operatori economici locali e una grande azienda internazionale di abbigliamento sportivo che proponeva di smantellare tutti gli impianti per riservare l’area a uno sviluppo turistico legato alla crescente marea dell’outdoor. Non è difficile immaginare da che parte stia MW che in ogni modo fonda il suo agire politico e culturale sulla base della non violenza. “Nessun legame con l’attentato di Passo Rolle”, ha precisato in un comunicato del 5 dicembre il presidente Franco Tessadri facendo riferimento alle “pesanti illazioni, prive di riscontri, contro l’ambientalismo delle montagne”. Quelle riportate da La Repubblica, s’intende.

“Da quanto si legge”, spiega Tessadri, “l’ispiratrice del percorso che ha partorito le pesanti e assurde congetture è la presidente degli impiantisti nazionali (ANEF) Valeria Ghezzi che, invece di porre l’attenzione sulle ventennali lotte tra gli operatori turistici del Primiero che hanno impedito un rilancio e una riqualificazione della zona, si permette dichiarazioni che offendono una cultura diffusa e forte nelle Dolomiti, quella ambientalista”. Fermo restando comunque, come spiega la Ghezzi nella corrispondenza da passo Rolle, che “la montagna italiana vive grazie al turismo invernale”. E che, inequivocabilmente, “investimenti enormi e decine di migliaia di posti di lavoro non possono essere messi a repentaglio da menti malate e criminali “.

Nella foto de “L’Adige” la fune in parte tranciata della funivia a Passo Rolle.

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