Coppista o bartaliano? Te lo dico col marmo

L’Italia del dopoguerra si divideva tra coppisti e bartaliani. Era un dissidio, quello tra chi “teneva” a Fausto Coppi e chi tifava per Gino Bartali, che talvolta assumeva toni piuttosto accesi. Ma sempre meglio di niente per dimenticare le miserie di un’Italietta che si stava faticosamente risollevando dalla guerra e dalla tragedia del ventennio fascista. Nel 2019 si celebra il centenario della nascita del Campionissimo (prematuramente morto di malaria nel 1960) e l’occasione potrebbe essere propizia per visitare un’ancora vibrante testimonianza del clima che aleggiava fra i tifosi dei due campioni. Dunque a Carrara, all’inizio della salita al Baluardo, lo sguardo viene attirato dalla soglia marmorea di un vecchio palazzo. A colpi di scalpello un tifoso vi ha lasciato per l’eternità il suo messaggio scolpito nel marmo purissimo delle Apuane: un imperioso viva Coppi accanto a un altrettanto inappellabile abbasso Bartali. Carrara si trova in Toscana e ci si sarebbe aspettato che l’osanna marmoreo toccasse al toscano Ginettaccio campione anche di solidarietà per aver aiutato e salvato molti ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Ma le leggi del tifo non sempre corrispondono con quelle del campanile e tanto meno con quelle della solidarietà. Ed è per questo che quella scritta sbozzata a colpi di scalpello nessuno se l’è sentita di cancellarla. Potrebbe anzi essere oggi un valido pretesto per una visita nella splendente e battagliera capitale del marmo. (Ser)

Fausto Coppi, detto il Campionissimo, al tempo dei suoi trionfi.

Commenta la notizia.