Il vento killer delle Dolomiti

Con una micidiale ventata il nuovo millennio si annunciò nelle Dolomiti. Anzi, si trattò di un “vento killer” come il 19 gennaio 2000 specificò (vedere qui sotto l’annuncio) il Gazzettino di Belluno. Un vero bollettino di guerra. Case e alberghi furono scoperchiati a Misurina, due le statali chiuse per “caduta piante”. E ancora: tegole e lamiere volate a San Vito, a Cortina, ad Auronzo a La Valle Agordina, a Selva di Cadore e nel Feltrino. Unica differenza con quanto si è registrato diciott’anni dopo alla fine di ottobre: le raffiche toccarono i 170 all’ora anziché i 180 del 2018 quando hanno mandato a catafascio un milione e mezzo di metri cubi di foreste.

Qualcuno sospettò forse, in quel remoto 2000, che grossi cambiamenti climatici fossero alle porte? “Dopo lunghe settimane di freddo insistente”, osservò il cronista del Gazzettino senza troppo scomporsi, “il vento caldo che soffia verso il basso nel lato sottovento dei monti ha mandato all’aria le medie stagionali delle temperature imperversando al mattino presto. I dati registrati dalle sedi Arpav di Belluno e Arabba sono stati davvero sconcertanti. Già a Lamon, tra le 20.15 e le 20.30 di lunedì si era passati da -1,5 a +14 gradi con un’umidità caduta dal 79 al 30 per cento”.

Fenomeno strano, ma non del tutto eccezionale ci si limitò a osservare. E ci si preparò ad affrontare i “giorni della merla” con piumini, guanti e sciarpe visto che il generale inverno “concede solo brevi tregue”. E’ passato quasi un ventennio e il vento killer questa volta lascia dietro di sé un paesaggio ormai quasi irriconoscibile frustando boschi, violentando strade, cancellando servizi indispensabili come luce, acqua, linee telefoniche. Ma soprattutto ci fa capire quanto sia diventato difficile convivere con l’emergenza climatica. (Ser)

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