Tutti in pista, ma a che prezzo

Oltre all’assenza di precipitazioni che ha comportato ingenti spese per l’innevamento delle piste, anche il vento ha compromesso il bilancio delle recenti feste sulla neve. Il 6 gennaio le raffiche a 120 orari nella parte alta degli impianti di Cervinia e Valtournenche ha costretto a tenere chiuso. Ma poteva andare anche peggio. Secondo gli impiantisti del Veneto, quanto a fatturato siamo sui livelli dell’anno scorso. A fine anno eravamo, come media, sul 5% in più del 2017. Buone notizie invece dalla Regione Piemonte. Sono stati tanti i turisti che, tra Natale e l’Epifania, hanno affollato le località sciistiche e le piste. Anche qui con la complicità dei cannoni spara-neve. Nonostante alcune criticità derivate dalle temperature miti e dalle scarse nevicate in alcune aree della regione, grazie agli efficienti sistemi di innevamento artificiale e all’offerta sviluppata dalle località sciistiche, il tasso di occupazione registrato dagli albergatori è stato infatti sempre alto, con picchi di tutto esaurito soprattutto a partire da Capodanno. Ottimo, in base a un lusinghiero comunicato ufficiale della Regione Piemonte, anche l’incremento del turismo delle seconde case.

Nelle valli del Cuneese l’afflusso di turisti e sciatori risulta che sia stato particolarmente consistente: le strutture ricettive del Mondolé Ski e della Riserva Bianca (i due principali comprensori delle Alpi di Cuneo) hanno registrato un lieve incremento di prenotazioni rispetto alla passata stagione 2017/18. Buono l’andamento anche nel territorio del Distretto dei laghi e della Val d’Ossola, dove si rinnova e si consolida il trend positivo degli scorsi anni grazie a un turismo legato ai numerosi eventi del periodo natalizio e alla buona offerta del comprensorio sciistico di Neveazzurra.

Anche nel comprensorio di Monterosa Ski si registra un andamento positivo, in particolare nell’area di Alagna, grazie alle abbondanti nevicate di inizio stagione sopra i 2.200 m e al lavoro dei tecnici che, compatibilmente con le temperature, hanno innevato le quote basse garantendo il 100% di apertura degli impianti. Impianti che però il giorno dell’Epifania sono rimasti in gran parte chiusi per il vento. Per concludere, il conto per la neve artificiale è stato particolarmente salato in Lombardia dove il Pirellone alla fine di novembre aveva disposto un plafond di circa 250 mila euro destinato alle stazioni bergamasche. Sta di fatto che per coprire i 20 chilometri di piste aperte nel comprensorio Foppolo-Carona sono serviti 300 mila metri cubi di neve prodotti con 130 mila metri cubi d’acqua. Costo totale: un milione di euro. Una situazione analoga si è registrata nel comprensorio Valtorta-Piani di Bobbio. Qui se l’80% delle piste è rimasto aperto lo si deve al funzionamento dei 100, tra lance e cannoni, che hanno prodotto 160 mila metri cubi di neve con un consumo di 70 mila metri cubi di acqua, attinti dai due laghetti artificiali. Ma così va il mondo, l’alternativa sarebbe quella di appendere gli sci al chiodo. (Ser)

Nella foto d’apertura sciatori alle Buse di Falcade (dal Corriere delle Alpi)

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