Sassolungo, 150 anni di scalate

Paul Grohmann (1838-1908)

Era considerata una vetta inaccessibile il Sassolungo, 3.181 metri, quando il 13 agosto 1869 il naturalista e scalatore viennese Paul Grohmann (1838-1908), accompagnato dalle guide Franz Innerkofler e Peter Salcher, riuscì a scalarlo per primo. Un’impresa epica considerata non meno importante, nell’evoluzione dell’alpinismo dolomitico, della conquista del Pelmo nel 1857 da parte dell’irlandese John Ball. Nel 2019 ricorrono i 150 anni dalla scalata di Grohman e soci e nelle celebrazioni occupa un posto di riguardo Reinhold Messner, la cui solitaria al Sassolungo del 1969 è considerata tra le scalate più difficili e complesse delle Dolomiti. Di Messner viene annunciato per l’occasione un documentario attualmente in fase di montaggio che racconta (sono parole sue) “la tensione tra i contadini della Val Gardena, allora poverissimi, e questi signori austriaci che venivano a conquistare la loro montagna quasi sacra, inviolata, venerata con paura come se scalarla fosse un sacrilegio”.

Indubbiamente Grohmann con la sua impresa regalò un Eldorado agli scalatori portando benessere dove all’epoca non c’era niente. E tuttora questa vetta rappresenta un traguardo ambito per buongustai dell’arrampicata. “All’inizio, nel tratto a grigi lastroni”, sottolinea Messner (“Il 7° grado, scalando l’impossibile”, Gorlich editore, 1972), “mi parve spesso di essermi quasi perduto e dopo trecento metri traversai, assicurato a un chiodo, immediatamente sopra il naso, verso destra sullo spigolo del pilastro. Di là arrampicai direttamente fino alla Pichlwartwe e nel tardo pomeriggio arrivai al ripido pendio della vetta, superati i camini, le fessure e le balze rocciose della salita originale. Nemmeno per un istante ho avuto paura…”.

Tra gli eventi organizzati per celebrare un secolo e mezzo di scalate di ogni grado e difficoltà a sua maestà il Sasslong si annunciano una mostra di sculture e di cimeli e un concerto. Ma la cosa migliore da fare per chi ha buone gambe è quella di programmare per l’occasione il giro del massiccio effettuabile in giornata, soste gastronomiche nei rifugi comprese. “Il sentiero si svolge quasi sempre prossimo alla base delle pareti”, spiega Ivo Rabanser, guida alpina gardenese (al quale si devono numerose nuove vie di salita su queste rocce, lungo linee dettate dalla natura) nella sua Guida dei Monti d’Italia pubblicata nel 2002 dal Cai e dal Touring. “Ciò conferisce a questo piacevole circuito un particolare fascino”, osserva Rabanser che del gruppo conosce ogni segreto. Il Sassolungo è affascinante anche visto dal basso. (Ser)

Il giro del Sassolungo può rappresentare una piacevole escursione per tutta la famiglia (ph. Serafin/MountCity). In apertura il Sassolungo da nord.

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