Una tendina riapre la storia infinita

Acqua passata? Non del tutto. Ombre gravano ancora sulla conquista italiana del K2 nel 1954. Ne è riprova il piccolo appassionante libro di Francesco Saladini “K2. La storia continua” (Librati, 81 pagine, 10 euro) uscito nel mese di marzo 2018. Non è facile scovarlo in un anfratto degli scaffali della Hoepli a Milano, meglio rivolgersi all’editore (www.librati.it). Dalla puntuale ricostruzione delle ultime fasi della conquista emerge un particolare finora trascurato o minimizzato. Incontestabilmente la tendina Moretti “Super K2” da 2,7 chili era dimensionata per ospitare soltanto due alpinisti, in questo caso Compagnoni e Lacedelli che se l’erano portata lassù oltre gli ottomila. Lacedelli escluse categoricamente che nella “Super K” potessero pernottare quattro persone. Lo conferma Messner nel libro “Il fratello che non sapevo di avere”: “Vero è che sul K2 al campo IX non sarebbe stato possibile trascorrere la notte in quattro in quella tendina. Troppo piccola”.

Walter Bonatti e il portatore Amir Mahdi saliti per portare a Compagnoni e Lacedelli le bombole necessarie all’assalto finale non avevano dunque altra scelta: ridiscendere in fretta ovvero pernottare all’aperto come in effetti hanno scelto di fare o sono stati costretti a fare. Perché quel 31 luglio 1954 era stato deciso che Compagni e Lacedelli sarebbero saliti in vetta e a loro e a nessun altro era riservata quella tendina. Possibile che Bonatti non ne fosse al corrente? Compagnoni poteva d’altra parte avere le sue buone ragioni per avere spostato 250 metri più in là la tendina, in un punto ritenuto più riparato dal crollo di seracchi. Molti hanno detto che temesse che Bonatti, più giovane, gli rubasse la scena. Ma non è ammissibile che Compagnoni e Lacedelli in quelle condizioni estreme volessero nascondersi, giocare a rimpiattino. Videro con gli ultimi raggi di sole arrivare Bonatti e l’Hunza, si affacciarono dalla tenda, gli rivolsero la parola. Poi si convinsero che i due fossero tornati al campo 8. Che cos’altro avrebbero potuto fare?

La zoppicante verità storico-critica di tre saggi ingaggiati dal Cai nel cinquantennale per mettere finalmente pace dopo tante dispute finì per consegnare Compagnoni all’opinione pubblica e alla storia dell’alpinismo come un bugiardo che arbitrariamente non stette ai patti spostando la tendina. Per anni e anni da quel remoto 1954 sono volate parole grosse, accuse infamanti. Bonatti andò giù pesante.“Quella notte sul K2″, scrisse, “io dovevo morire”. Walter e l’Hunza non avevano né sacco a pelo né altro. Dormirono per terra, su una piazzola scavata nel ghiaccio a colpi di piccozza, con una temperatura di -50°.  Ma con tutto ciò sono ancora da provare le accuse di egoismo e menzogna rivolte ai due della cima e in particolare a uno di loro. Si dirà che le cose si sarebbero dovute chiarire quando i tre erano ancora in vita. Già, perché non si sono chiarite e non sono bastati tre saggi per farlo? (Ser)

2 thoughts on “Una tendina riapre la storia infinita

  • 22/01/2019 at 12:31
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    Qs articolo vuole essere bipartisan, ma mi pare che la vicenda si sia chiarita eccome, seppur con uno scandaloso ritardo e tutta in favore di Bonatti. Tra l’altro come dar credito alla bizzarra ipotesi che I due in tenda si siano convinti della discesa al campo 8…quando Bonatti e Mahdi si sono sgolati x farsi sentire, e fino al minuto prima si parlavano sentendosi tra sopra e sotto senza problemi?? E poi sta storia della tenda piccola è a dir poco ridicola quando in gioco c’erano due vite umane!!

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  • 17/01/2019 at 11:50
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    bhè direi che le menzogne di Lacedelli e Compagnoni non sono un invenzione, hanno detto per anni che erano arrivati in cima senza ossigeno, e questa è una menzogna.
    hanno detto che Bonatti non aveva portato le bombole e anche questa è una menzogna perchè lui le aveva portate al punto stabilito, loro poi si erano spostati.
    non mi interessa infangare Lacedelli e Compagnoni che restano due grandi alpinisti, ma sulla vicenda K2 hanno mentio a più riprese.

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