Matterhorn agrodolce. Diciassette guide lo raccontano

Kurt Lauber e nella foto di apertura, a destra, Ulrich Inderbinen (1900-2004).

Ulrich Inderbinen (1900-2004), veterano delle guide alpine del Cervino, salì in punta la prima volta nel 1921 con le sue sorelle, l’ultima nel 1990 a 89 anni. E’ il primo delle 18 guide del Matterhorn che lo svizzero Kurt Lauber passa in rassegna nel suo nuovo libro “Cervino. Le guide raccontano” (Bellavite, 279 pagine, 19,50 euro). In vetta, il formidabile Inderbinen salì per 371 volte da quando si mise a fare la guida dopo essere stato pastore, elettricista, ebanista e muratore. Un vero fenomeno entrato a far parte della mitologia del Cervino. Dopo avere dato alle stampe due anni fa l’autobiografico “Il guardiano del Cervino” per i tipi di Bellavite e con la traduzione di Anna Garbagnati, Kurt ritesse ora a modo suo (ancora con la Garbagnati a fargli da traduttrice) per i lettori italiani una storia della Gran Becca di cui la parte elvetica rappresenta i due terzi. Il libro, pubblicato in Svizzera nel 2014 in occasione del centocinquantennale della prima scalata, viene tenuto a battesimo giovedì 24 gennaio 2019 presso la Società Escursionisti Milanesi nel corso di una serata organizzata dalla Commissione Scientifica Culturale. Con la limpida schiettezza che caratterizza i suoi scritti, Lauber raccoglie questa volta le testimonianze agrodolci dei colleghi guide alpine: uomini e donne che, come nel suo caso, si rendono sempre disponibili quando c’è una vita da salvare. E di gente che sul Cervino si mette nei guai ce n’è davvero tanta, troppa! Sono storie queste che ci si immagina raccontate in rifugio tra una scalata e l’altra, davanti a un bicchiere di fendent e un piatto di fragranti rosti. Sono dense di particolari sul comportamento, talvolta bizzarro, spesso dettato da incoscienza, dei tanti clienti delle guide arrivati da ogni parte del mondo per misurarsi con sua maestà il Matterhorn.

Dal 1995, va ricordato, Lauber è il custode della capanna Hörnlihütte la cui sagoma squadrata troneggia lungo la via normale che conduce alla vetta del suo Horu, come la gente di Zermatt chiama il Cervino, mentre Matterhorn è il nome ufficiale in schweizerdeutsch della montagna e il più “visitato” in internet. Lassù a 3260 metri Kurt ne ha viste di ogni colore in 25 anni di onorato servizio come custode, soccorritore e guida alpina. Qui il racconto è più sfaccettato che nel precedente libro uscito in Italia. Nel coro a più voci si coglie lo stupore di chi per la prima volta si trova a tu per tu con la meraviglia del Cervino e ne è soggiogato ma anche, può capitare, terrorizzato. Non mancano infatti clienti che dopo essersi preparati a puntino per la grande impresa rinunciano affranti appena dalle finestre della Hornli sua maestà appare in tutta la sua minacciosa imponenza.

Un posto d’onore spetta nel libro a Samuel e Simon Anthamatten, fratelli diventati delle celebrità dell’alpinismo mondiale, soprattutto Simon che sulla cresta Hornli ha stabilito il primato di velocità percorrendola in due ore e 33 minuti ed è salito in cima 127 volte e in una sola estate addirittura 22 volte. Particolare curioso. Nella scelta di questa professione, risulta che talvolta il Matterhorn sia opportuno averlo nel dna. Come è il caso, nel versante italiano, di celebri famiglie di guide come i Barmasse, i Carrel, i Bich, i Maquignaz. E come è il caso qui, nel versante vallesano, della guida Willy Taugwalder, erede dei due Taugwalder, padre e figlio, che nel 1865 fecero parte della cordata vincente di Edward Whymper e sfuggirono alla morte quando in discesa la corda si spezzò e quattro compagni finirono a capofitto nel baratro. (Ser)

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