Mountain trial, live musicali. Le Dolomiti alzano il volume

Le contestazioni, l’invito al silenzio, alla contemplazione e al rispetto della natura a nulla sono servite. In val Rendena, dove è stata autorizzata la prima Mountain Trial Dolomitica lungo “sentieri dimenticati” ai piedi del Brenta, l’Apt di Madonna di Campiglio annuncia che il 20 aprile torna il grande concerto in quota che l’anno scorso portò sul Grostè 4000 persone ad ascoltare il dj francese Bob Sinclair. La formula non cambia: un “grande artista” farà ballare gli ospiti (paganti) con un concerto al tramonto. Moto da trial, live musicali? Non si ferma il luna park dolomitico e sfumata appare la posizione di Marcella Morandini, direttrice della Fondazione Unesco, che sul quotidiano Trentino del 17 gennaio cautamente spiega: “A noi piace che le persone salgano in quota. L’approccio non deve essere elitario, ma non dobbiamo scimmiottare a 3000 metri un modo di divertirsi che è tipicamente urbano. Vogliamo provare a convincere i turisti che lo stile di vita della montagna può essere affascinante proprio per il valore della sua diversità?”.

IL DIBATTITO. A loro volta sul quotidiano Trentino del 17 gennaio il presidente del Parco Adamello Brenta Joseph Masè e il direttore Cristiano Trotter aprono con vari distinguo un dibattito sulla montagna. “L’obiettivo della lettera”, chiarisce Masè, “è quello di stimolare una riflessione collettiva per capire che tipo di montagna si vuole. Spesso incontrando i portatori d’interesse vengono pienamente condivise strategie finalizzate a valorizzare la sostenibilità, il turismo responsabile e la montagna lenta…Poi ci si imbatte con frequenza in comportamenti che vanno nella direzione opposta e che, a mio avviso, offendono la montagna e sviliscono il contesto naturalistico, oltre che mettere in pericolo la fauna selvatica”. “L’inverno”, si legge ancora nella lettera di Masè, “è il momento di maggior vulnerabilità per la fauna a causa delle difficoltà di alimentazione e di spostamento su terreni innevati. Qualsiasi forma di disturbo, soprattutto quelle più invasive, rappresentano concreti fattori di minaccia e di stress per gli animali, la cui tutela è prioritario interesse della gestione di un Parco naturale. Eventi come i concerti all’aperto, i fuochi d’artificio o le manifestazioni motoristiche possono opportunamente rimanere concentrate nell’ambito del paese, del fondovalle e dei luoghi maggiormente urbanizzati. Mentre l’occasione di frequentare ambienti in quota, foreste e rifugi, dovrebbe essere caratterizzata dalla sua più grande ricchezza: il silenzio, la lontananza, l’isolamento, la lentezza, il paesaggio ed il rispetto delle componenti che lo caratterizzano”. “Siamo assolutamente consapevoli”, concludono Masè e Trotter, “delle differenze evidenti tra strutture localizzate nel contesto di piste da sci ed impianti di risalita, rispetto ad altre incastonate nel cuore di foreste e laghi, ma crediamo sia fondamentale che venga condiviso un approccio finalizzato al rispetto della montagna e alla esaltazione della sua genuinità perché è il patrimonio naturale che contraddistingue il nostro territorio e lo rende unico”.

UN MODELLO DA EVITARE. Anche il Parco naturale Paneveggio e Pale di San Martino con un intervento del presidente Silvio Grisotto prende posizione nel dibattito opportunamente avviato dal quotidiano Trentino sui grandi eventi in montagna. “Assiepare a 2000-3000 metri in poche migliaia di metri quadrati migliaia di persone, molto spesso nemmeno abbastanza ‘sobrie’ da rendersi conto di quali siano gli effetti del loro passaggio, costruire grandi strutture temporanee per palchi ed utilizzare amplificazioni e luci da rave party”, spiega Grisotto, “non credo possa essere considerato un modello interessante (se non economicamente) di turismo sostenibile. Per certi versi anche i concerti dei ‘Suoni delle Dolomiti’, seppur concettualmente e culturalmente diversi dagli show dei Dj in alta quota, possono talvolta rappresentare un motivo di preoccupazione se non adeguatamente gestiti nelle tempistiche, nei flussi e nei volumi: ricordo la folla al concerto di Vinicio Capossela al cospetto del Vajolet. Qui non è un problema di quale sia il genere musicale più adatto alla montagna, ma di riflessione profonda su quali siano i valori della montagna stessa che vogliamo trasmettere alle generazioni future”. (Ser)

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