Quel diabolico perseverare

L’urlo lacerante della F1 munita di catene pilotata dal tedesco Max Verstappen che dilaga sulle piste innevate di Kitzbühel. E’ questo quanto offre al lettore il 24 gennaio 2019 il Fatto Quotidiano. Un exploit di dubbio gusto, ma il giornale non fa una piega.  Seguono, immancabili, i commenti scandalizzati in Facebook: spettacolo indegno, non c’è limite al peggio. Tutto già visto, già raccontato e già deplorato: Verstappen, la sua F1 incatenata, il candore violato delle piste, la profanazione della montagna invernale con il contributo di un popolare energy drink. Identica fu infatti la notizia diffusa dai media nel 2016 sollevando un identico e inutile vespaio. Il bravo Verstappen non è infatti nuovo a questi exploit e, a differenza di Paganini, ama ripetersi. Be’, occorre ammetterlo: MountCity non si sottrasse il 23 gennaio di quel 2016 al coro degli indignati  e non intende farlo neanche oggi. Piccola differenza a tre anni di distanza. Quella volta l’exploit avvenne sulla mitica Streif dove ogni anno si corre una delle più spettacolari e seguite discese libere di Coppa del mondo di sci alpino. Per quel che conta, occorre ripeterlo fino alla noia: trasformare le montagne invernali in autodromi non appare cosa di buon senso. E non può essere un attenuante il fatto che sui residui ghiacciai sopravvissuti al global warming oggi si avvicendino in un incontrollabile carosello gli elicotteri dell’eliski e gli aeroplani dei voli turistici. C’è forse qualcuno che ci ascolta e prende provvedimenti? Tra un anno saremo ancora qui a ripeterci? E gliela daranno una multa salata al pur valoroso Verstappen e agli organizzatori? (Ser)

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