Eliski, il governo intervenga

Franco Tessadri

Solo Trento e Bolzano hanno vietato l’eliski fin dal 1996. A parte queste isole felici oggi l’Italia è l’unico paese delle Alpi a non aver preso provvedimenti riguardo a questa pratica. Il quadro della situazione lo traccia Franco Tessadri, presidente di Mountain Wilderness Italia, il 31 gennaio 2019 nelle pagine del Corriere del Trentino. Sono passati pochi giorni dall’incidente  in Valle d’Aosta costato la vita a sette persone che ha coinvolto un elicottero adibito all’eliski scontratosi con un aereo proveniente dalla Francia. “La nostra associazione”, premette Tessadri, “ha preferito tacere subito dopo la collisione di venerdì 18 gennaio per evitare di cavalcare l’emotività della tragedia. Le motivazioni che sono alla base del nostro costante impegno contro l’eliski non sono certo quelle della sicurezza, la cui responsabilità compete alle autorità preposte. Alla base della lotta dell’associazione c’è una filosofia chiara: l’elicottero utilizzato per fini ludici ha modificato definitivamente la sensibilità e gli equilibri che determinavano il significato del nostro approccio alle montagne. Ha accorciato le distanze e gli avvicinamenti permettendo grandi virtuosismi su pareti tecnicamente complesse ma banalizzando e sterilizzando l’esperienza dell’alpinismo, ha dato l’illusione di una sicurezza effimera consentendo ai più di osare oltre il proprio limite con la consapevolezza, spesso illusoria, che il soccorso di un elicottero sia sempre a portata di smartphone. E, come se non bastasse, l’inquinamento acustico alla fauna diventa insopportabile”.

“Mi pare un incidente dovuto al caos aereo, in una giornata limpida. C’è tanto via vai sulle nostre montagne, come se fossero autostrade”, è stato invece il commento “a caldo” dopo l’incidente del Rutor di Paolo Cognetti, Premio Strega, a sua volta membro del comitato etico scientifico di Mountain Wilderness. “Non è difficile immaginare”, è infine l’opinione di Franco Brevini espressa il 26 gennaio sul Corriere della Sera, “che l’incidente al Rutor riaccenderà le polemiche sull’eliski, che da anni è al centro di un vasto dibattito”. Ma Carlo Alberto Pinelli, accademico del Cai, presidente onorario di Mountain Wilderness trova “triste” che per sperare di essere ascoltati si debba ricorrere all’argomento del rischio invece di sollevare quelle ragioni etiche e ambientali che rappresentano in realtà il cuore del problema, “anche se nessuno dei cosiddetti decisori sembra in grado di prestarvi orecchio”. Ogni occasione insomma sembra buona per domandarsi quando anche in Italia le vette saranno senza rotori. E per quanto tempo ancora questa domanda sarà senza risposta. (Ser)

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