Brindisi per Manu, regina del fondo

Friulana di Paluzza dove ha visto i natali il 31 gennaio 1963, Manuela Di Centa fece nel 1994 man bassa di medaglie nel fondo, la bellezza di cinque, ai Giochi olimpici di Lillehammer. E’ passato un quarto di secolo e questa ex regina delle nevi festeggia l’evento a Livigno semplicemente facendosi una sciata e dandosi alle buone letture, come annuncia la Gazzetta dello Sport. “A distanza di 25 anni”, racconta, “sento vivi quei Giochi così bene organizzati, con criteri futuristici e ambientalisti. Non posso dimenticare la marea di centomila persone intorno a me a condividere quelle medaglie. Tutto non paragonabile ai vuoti di PyeongChang. Mi batterò per Milano-Cortina”.

 

Manuela Di Centa brinda con Camillo Onesti, il coach della valanga rosa del fondo. Nella foto di apertura Manu sul podio, nel 1994, alle Olimpiadi di Lillehammer.

All’epoca c’era chi tifava per la rivale Stefania Belmondo, scricciolo piemontese detta “trapulin” che in precedenza salì, prima italiana di sempre, sul gradino più alto del podio olimpico con la vittoria ad Albertville nella 30 km a tecnica libera dei Giochi. Manuela non ebbe però eguali a Lillehammer. Una parte del merito in entrambi i casi andò a Camillo Onesti, un milanese che seppe trasferire la grande competenza acquisita come fondista diventando negli anni Novanta commissario tecnico della nazionale femminile di fondo, una “valanga rosa” in cui hanno sfolgorato Manuela e Stefania. Nel ’94 furono (anzi, se permettete, fummo) in tanti a esultare per questi successi al Fior di Roccia, sottosezione del Cai di cui Camillo fu presidente. Manuela fu infatti a lungo iscritta al sodalizio fondato a Milano nel 1926 sotto le cui insegne gareggiò anche suo marito Fabio Meraldi, valtellinese, fuoriclasse a suo tempo dello sci alpinismo. (Ser)

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