Fronte ecologista. Mobilitazione in Svizzera

Il 15 marzo 2019, giornata mondiale del clima, il fronte ecologista svizzero intende portare in strada 100mila persone. Sarebbe la più grande manifestazione nella Confederazione dal 1991. Intanto sabato 2 febbraio 60mila persone risulta da varie fonti che siano scese in piazza in 14 città elvetiche per chiedere una svolta politica e maggiori interventi sul clima. Una bella lezione per l’Italia dove gli ambientalisti sono in generale giudicati degli scomodi grilli parlanti e vengono diffidati dall’esercitare pressioni presso chi siede all’interno degli organismi tecnici che, a livelli diversi, devono dare i loro pareri. E dove attivisti come i rappresentanti di Mountain Wilderness vengono in modo becero invitati a smetterla di boicottare il futuro rappresentato da faraonici progetti per “avvicinare le montagne” a suon d’impianti da mettere in conto a tutti i cittadini (vedansi Ossola e Comelico).

Beati dunque gli svizzeri dove gli ambientalisti si dicono forti di un “vento in poppa” che spira almeno da ottobre con la pubblicazione del rapporto sui cambiamenti climatici firmato dal comitato Ipcc delle Nazioni Unite. Naturalmente anche nella Confederazione non sono solo rose e fiori e c’è ancora da lottare per smuovere i politici dall’inerzia se non addirittura dall’indifferenza. Se 60mila persone sono scese in piazza il 2 febbraio, 8,4 milioni sono rimasti a casa, sottolinea una consigliera nazionale democentrista evidentemente indifferente alle sorti dei ghiacciai, alle frane che incombono per lo scioglimento del permafrost, alla siccità che rende problematico il rifornimento di mangime alle malghe: tutti argomenti che non portano voti. Finora, almeno. (Ser)

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