Donna, mamma e guida alpina. Le scelte “diverse” della Torretta

In Italia sono una ventina le donne che esercitano la professione di guida alpina. Tra le più “quotate” risulta la torinese Anna Torretta (1971) che qualcuno ricorderà nell’inguardabile reality “Montebianco” andato in onda nel 2015 su Raidue. “Una storia esemplare la sua, di coraggio e tenacia”, spiega Melania Lunazzi sul Messaggero Veneto del 30 gennaio 2019 annunciando che venerdì 8 febbraio Anna è ospite a Udine della Società Alpina Friulana. La Torretta non è soltanto stata la prima donna a entrare a far parte della prestigiosa Società Guide Alpine di Courmayeur, ma è anche una forte alpinista, una atleta – è stata vicecampionessa mondiale di scalata su ghiaccio –, ha vinto il prestigioso Grit and Rock Award che l’ha portata in spedizione (tutta rosa) nel Nord – Ovest del Nepal, si è laureata in architettura ed è mamma di due bambine di due e sei anni.

Renata Rossi

Occorre riconoscere che non sono cambiate di molto le ristrette quote rosa delle guide alpine da quando, negli anni Ottanta, la valtellinese Renata Rossi abbracciò per prima questa professione con la collega Serena Fait scegliendo poi di operare con il canyoning “fra le acque color verde azzurro del torrente Boggia in Val Bodengo (Sondrio) tra scintille di sole e spruzzi, tra l’acqua viva e le rocce scure”. Ma in tutti questi anni Renata ha operato a lungo anche sul Cengalo martoriato dalle frane e sul “suo” splendido Badile a cui ha dedicato un’esauriente monografia. Anche la Torretta ha la penna facile. Come ricorda la Lunazzi, ha pubblicato nel 2017 “La montagna che non c’è. Ogni cima sa di te ciò che ancora non sai”. Racconta di sé e del suo grande amore per la montagna. “L’ho scritto”, confessa Anna, “per le mie figlie perché un giorno possano capire le scelte un po’diverse della mamma”.

Anna Monari

Ma perché ci sono così poche donne tra le guide alpine? È davvero un mestiere da maschi? “Certo, è un mestiere duro”, spiega la Torretta rispondendo alle domande di Melania, “e ci sono molte responsabilità, ma forse è più un fatto culturale. Anche se le donne che vanno in montagna sono tante. Le donne dovrebbero credere di più in se stesse ed è questo il motivo per cui ho fondato una scuola di alpinismo al femminile”. A tenere fede al suo amore per la montagna è anche Anna Monari, milanese, laureata nel ’93 in ingegneria civile, che nel 2005 voltò pagina diventando guida alpina. La sua storia è raccontata nel film “Primi di cordata: 12 volti di una professione” prodotto dal Museomontagna nel quale i professionisti della montagna spiegano i motivi che li hanno portati a scegliere un lavoro piuttosto inusuale, talvolta anche rischioso, ma ricco di soddisfazioni. Nel film, realizzato da Cristina Natta Soleri con le immagini di Vincenzo Pasquali e le interviste di Roberto Serafin, Anna non nasconde che vivere all’aria aperta con tutti i problemi che comporta è comunque preferibile rispetto al relegarsi davanti a un computer nel ristretto spazio di uno studio d’ingegneria. Come darle torto? (Ser)

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