Quando le pale continuano a girare

Purtroppo si sta diffondendo l’idea che in questo paese apatico e feroce tutte le battaglie da anni combattute dagli ambientalisti contro l’eliski alla lunga stiano stancando. Vani sono e sono stati gli appelli di Mountain Wilderness agli attuali e ai precedenti Governi e alle Camere chiedendo di varare una legge che vieti la pratica dell’eliski e dell’eliturismo sulle montagne italiane. Oggi quegli appelli vengono percepiti come un indistinto brusio. Silenzioso come una mummia è il Cai. Eppure ad oggi l’Italia è l’unico paese delle Alpi a non aver preso provvedimenti riguardo a questo tipo di sorvoli e di atterraggi turistici. A proposito. Il rigoroso Bidecalogo del Cai al punto 4 condanna il sorvolo ludico degli elicotteri sulle terre alte e i soci sono tenuti ad adeguarsi. Una battaglia persa? Sarebbe grave se si dovesse prendere per buono il quasi disinteresse con cui è stato accolta da siti e giornali e giornaletti l’ordinanza del sindaco della Val Masino che il 14 gennaio 2019 (data storica!) ha messo al bando l’eliski su tutto il territorio di sua competenza. Ci voleva un sindaco con le palle per farlo. Ci si dimentica che sono passati quattro anni da quando i sindaci di Macugnaga e Formazza si espressero in difesa dell’eliski in occasione di un raduno di ambientalisti. La Stampa li sostenne titolando in quel 2015 che l’eliski è un bene per l’economia delle terre alte. Indubbiamente gli elisciatori sono gente che si presenta con il portafoglio ben fornito. I “normali” scialpinisti vanno invece tendenzialmente al risparmio. Metteteli a testa in giù e vedrete che cosa esce dalle loro tasche.

Ci si illuse quell’anno che le Valli di Lanzo fossero, per volere della municipalità, eliski free. E lassù si montò un animato teatrino con iniziative turistiche ambientalmente corrette in tutte le stagioni. Si trattò, chi se lo ricorda più?, del Progetto BalmExperience promosso da Mountain Wilderness in collaborazione con il Comune di Balme. Poi non se ne fece niente nel disinteresse generale. E quanti ricordano le parole di Paolo Rumiz, illustre giornalista e scrittore, socio Cai? “L’opinione pubblica dorme”, scrisse nel 2008 Rumiz, “sta a noi del Cai svegliarla. “Per questo”, continuò Rumiz, “credo che oggi nel Cai il ruolo di sentinella dell’alpe vada rivisto”. Eppure in quel 2015 di cui si parla le sezioni del Cai di Formazza e Macugnaga si rifiutarono di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo 2015 contro l’eliski. Violando tanto per cambiare il suddetto Punto 4 del Bidecalogo.

Venendo alla Val Masino, si pensava che l’ordinanza del 14 gennaio 2019 venisse condivisa da altri comuni e che ci mettese una buona parola la storica Sezione Valtellinese del Cai che pure qualche tempo fa aveva diffuso un documento anti eliski. Silenzio finora, incredibilmente, sull’ordinanza perfino da parte della Società Escursionisti Milanesi, sezione milanese del Cai proprietaria del rifugio Omio dal cui custode è partita la denuncia dell’insopportabile via vai di elicotteri in Val Masino con base a Talamona. L’ordinanza ribadisce peraltro criteri ben noti a chi da tempo si batte contro l’invasione degli elicotteri alle alte quote tollerata da molti, troppi sindaci compiacenti. “La pratica dell’eliski”, si legge, “risulta invasiva per il disturbo degli animali oltre che per gli altri frequentatori della montagna; favorisce il consumo usa e getta del territorio, svilisce la fatica e quindi la filosofia di una pratica naturale della montagna; costituisce un turismo di spreco delle risorse ambientali senza apportare alcun beneficio per la valle; rappresenta un’attività estremamente pericolosa, implicando la discesa fuori pista con il rischio di valanghe”.

Pericoloso si è rivelato in gennaio il sorvolo del ghiacciaio del Rutor in Val d’Aosta, invaso da elicotteri e aeroplanini di ogni genere con le nefaste conseguenze che sappiamo. “Non è difficile immaginare che l’incidente al Rutor riaccenderà le polemiche sull’eliski”, scrisse poco profeticamente Franco Brevini il 26 gennaio sul Corriere della Sera. Nessuna polemica, soltanto un confuso brusio e presto neanche più quello. E pensare che l’eliski oltre a rivelarsi pericoloso (vedasi ordinanza in Val Masino) risulta dannoso per il turismo perché fa scappare gli appassionati come ha raccontato a Montagna Tv un albergatore valdostano. Continuiamo così, facciamoci del male.(Ser)

One thought on “Quando le pale continuano a girare

  • 08/02/2019 at 17:05
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    Pensare che il CAI e la PRIMA ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA IN ITALIA.CON.I.AUOO.320MILA ISCRITTI. ? EPPURE C’È IL BIDECALPGO, LA.COMMISTIONE TAM,LA COMMISTIONE SCIENTIFICA SULLA MONTAGNA, CENTINAIA DI SOCI INSERITI NELLA DIFESA DELLA NATURA. MA SE CI.SONO SEZIONI CHE PROMUOVONO LA CIASPOLATA NOTTURNA, i treni A VAPORE, LA MUSICA DIROMPENTE, QUESTE SEZIONI NON DOVREBBERO AVERE UN RICHIAMO E OBBLIGARE I PRESIDENTI A RISPETTARE L AMBIENTE? Giammai, che ce ne frega dell’ambiente? BRAVI E VOGLIAMO ANCORA IMPEGNARCI CON.GLI AMBIENTALISTI CHE REMANO.CONTRO.

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