Dolomiti succursali della Laguna?

Quando Tita Piaz, il diavolo delle Dolomiti, salì in gondola per la prima volta in vita sua non nascose di essere terrorizzato. Indifferente ai baratri che si spalancavano sotto di lui quando arrampicava tra le sue crode, tutta quell’acqua della laguna veneta lo metteva in ansia. Ma è questa l’unica ombra che grava sui rapporti tra i Monti Pallidi e i cittadini della Serenissima. Che da generazioni si considerano di casa nelle Dolomiti e a Cortina d’Ampezzo in particolare. Basta dare un’occhiata alle pulsantiere nei condomini della “perla delle Dolomiti” per capire che sono state soprattutto le famiglie veneziane a farla da padrone quassù negli anni del boom economico. Una colonizzazione che si manifesta in modo positivo anche alle alte quote. Il rifugio Venezia al Pelmo è tra i meglio gestiti nelle Dolomiti ed è il primo rifugio italiano presente nei Monti Pallidi, come ci ricorda Wikipedia.

Ben venga dunque, a giudizio dei veneziani di vecchio stampo, la decisione che in questi giorni divide il Veneto e il Trentino. La Destination management organization (Dmo) della Provincia di Belluno, in occasione della Borsa internazionale del turismo di Milano, ha presentato infatti le Dolomiti come “le montagne di Venezia” (the mountains of Venice). Apriti cielo. “Comprendo certamente le ragioni del marketing”, osserva il vicepresidente della Provincia di Trento Mario Tonina, “ma credo che un territorio eccezionale come quello delle Dolomiti non abbia bisogno di andare a braccetto con l’icona di Venezia. Si badi bene, non è una critica mossa da inesistenti gelosie tra vicini, quanto piuttosto la genuina preoccupazione che così facendo il sistema che ci unisce vada profondamente incrinandosi nelle sue radici più intime e profonde”. Critiche al Veneto arrivano anche dal presidente altoatesino Arno Kompatscher. “Le Dolomiti sono un patrimonio dell’umanità dislocato in varie provincie e regioni. Sarebbe opportuno, per questo, che non venissero capitalizzate da un solo territorio. È legittimo che il Veneto faccia del marketing turistico, ma sulle Dolomiti la soluzione migliore sarebbe quella di non creare confusione ed avere un unico marchio, chiaro e univoco. Così come sarebbe opportuno lavorare in sinergia”.

Il Venezia al Pelmo è il primo rifugio italiano presente nelle Dolomiti.

Resta il fatto che a dieci anni dall’iscrizione alla lista del Patrimonio dell’Unesco, le Dolomiti hanno comunque una “Strategia complessiva di gestione”. Le cinque province (Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone, Udine), le tre regioni e i vari parchi naturali che amministrano i territori sotto tutela hanno sottoscritto infatti un documento che li impegna a “conservare gli eccezionali valori universali per un territorio orientato al Patrimonio Mondiale, a valorizzare l’esperienza di visita per un turismo sostenibile orientato al Patrimonio Mondiale, ad accrescere la consapevolezza locale per una comunità rivolta al Patrimonio Mondiale, e a coordinare le attività gestionali per una governance rivolta al Patrimonio Mondiale”. Con nove distinti sistemi montuosi distribuiti su un’area di 231mila ettari, le Dolomiti costituiscono il più esteso e il più complesso fra tutti i beni tutelati dall’Unesco. Non ci dovrebbe essere dunque nulla da temere dalla strategia turistica lanciata dalla Regione Veneto e dall’ente di promozione turistica del Bellunese. Una strategia che punta a sedurre i turisti che arrivano da molto lontano, ad esempio dalla Cina, e che visitando la Serenissima, Cortina e magari salendo in vetta alla Marmolada (su cui si arriva facilmente con una funivia che parte dal Veneto) possono tornare a casa soddisfatti. In fondo c’è già un contenitore che dovrebbe garantire l’unità delle Dolomiti e cioè la citata Fondazione Dolomiti Unesco. Di che cosa preoccuparsi se i monti pallidi confermano di avere da sempre i piedi immersi in Laguna? (Ser)

 

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