L’addio di Lecco a Perego, l’uomo dell’Eiger

Accademico del Cai, membro del prestigioso Groupe Haute Montagne, storico esponente dei Ragni di Lecco, carattere taciturno e pacato: Romano Perego, morto il 12 febbraio 2019, lascia un grande vuoto nella famiglia dell’alpinismo lecchese. Era nato a Merate il 26 novembre 1934. Le sue condizioni di salute erano da qualche tempo peggiorate come ha ricordato Carlo Alberto Pirovano, presidente del Cai di Lecco e a suo tempo alla guida dei Ragni, che ha portato la ferale notizia la stessa sera del 12 a Milano, al teatro Delfino, dove l’anziano alpinista sarebbe dovuto intervenire allo spettacolo teatrale “Eiger-16 agosto 1962”, testo e regia di Emiliano Cogliati, dedicato alla prima salita italiana alla temibile Nordwand. Romano era stato in quel remoto 1962 uno dei sei italiani che avevano unito le forze per salire in vetta lungo questo itinerario per uomini duri, violato per la prima volta nel 1938 da tedeschi e austriaci e da allora rimasto tabù per le cordate italiane. A raccontare l’impresa c’erano due superstiti della cordata, Gildo Airoldi e Franco Solina. Curiosamente, inspiegabilmente, nessuno ha però fatto cenno alla scomparsa di Perego rendendo tempestivamente omaggio alla sua memoria.

Romano Perego (1934-2019). In apertura è il primo a sinistra nel 1962 in vetta all’Eiger a conclusione della prima salita italiana lungo la Nord. La foto è di Armando Aste.

In un’altra storica ascensione Perego si è distinto: quando ha fatto sventolare il 19 luglio 1961 la bandiera dei Ragni della Grignetta sul MacKinley nella spedizione lecchese guidata da Riccardo Cassin lungo l’inviolato Sperone Sud della montagna più alta del Nord America. Fu nel 1960 che venne ammesso tra i maglioni rossi e ben presto diventò uno dei punti di riferimento dell’alpinismo lecchese e non solo. Nel 1963, a 29 anni, aveva già all’attivo le tre grandi nord delle Alpi: Cervino, Eiger, Grandes Jorasses.

“Proprio nell’epoca d’oro dell’alpinismo lecchese, la peculiarità di Perego è stata quella di aprirsi a qualsiasi esperienza”, ricorda Pirovano. “Era sempre calmo e tranquillo ma con una determinazione incredibile. Fino a pochi anni fa lo si poteva incrociare in cima alla Grignetta magari dopo aver fatto la cresta Segantini con sua moglie. Ha fatto la storia dell’alpinismo e merita un ricordo speciale”. (Ser)

 

 

 

Commenta la notizia.