Cognetti? Giù dalla torre

Da anni Matteo Marchesini che si definisce critico, poeta, narratore e saggista, è impegnato in un’opera di revisione dei valori nel campo letterario italiano muovendosi con i suoi artigli affilati tra le figure dell’industria culturale senza la “fatua estasi del giornalista”. Recupera autori dimenticati o fraintesi mentre altri, diventati monumenti di se stessi, provvede a buttarli giù dalla torre. Tutto ciò lo si può desumere dalle pagine del suo libro “Casa di carte. La letteratura italiana dal boom ai social” (275 pagine 23 euro) appena uscito per Il Saggiatore. A farne le spese sono scrittori ritenuti intoccabili, sui quali esistono granitiche certezze. Per fare tre esempi, Carlo Emilio Gadda viene definito da Marchesini prosatore mediocre tra goliardia e dannunzianesimo; il premio Nobel Eugenio Montale risulta un qualunquista scettico in pantofole; Alberto Arbasino viene descritto come vittima della sua frivolezza logorroica.

Nel mirino di Marchesini anche il premiatissimo best seller di Cognetti…

Si può dire che nel libro di Marchesini risultino piuttosto in buona compagnia “Le otto montagne” di Paolo Cognetti edito da Einaudi che risultò vincitore nel 2017 del Premio Strega e, nello stesso anno, del Premio ITAS del Libro di Montagna, Sezione migliore opera narrativa. A dispetto dei riconoscimenti, il volume diventato un best seller viene ora definito senza troppi riguardi da Marchesini “uno dei prodotti narrativi più scolasticamente prefabbricati, socializzati, virali”. Una bella stroncatura, anche se tutto sommato quello di Marchesini sembra essere più che altro una forma di velenoso divertissement letterario basato su solide conoscenze e ricerche. Un atteggiamento che, per reazione, potrebbe anche richiamare rinnovate simpatie sul mite Cognetti e le sue otto montagne.

Matteo Marchesini

Niente del resto autorizza a pensare che Marchesini sia sempre dalla parte della ragione. Tuttavia sul reale valore delle opere montane di Cognetti, di cui peraltro è noto l’impegno ambientalista sempre espresso con dedizione e discrezione, qualche dubbio da tempo ristagnava nell’aria fin da quando, all’uscita delle “Otto montagne”, malignamente il critico Davide Brullo sul sito Linkiesta osservò (si veda mountcity del 14.07.2017) che “Cognetti è già, con quel barbone biondo, un vecchio della montagna” e definì il suo libro “ un’elegia patetica sulla bellezza dei monti, per altro scritta male (che fa la pioggia? Indovina indovinello, “tamburellava sul nostro tetto”), buona per i milanesi che sognano i monti ma non vogliono affaticare i polpacci”. Micidiale viene adesso definita da Marchesini un’osservazione del critico Gianluigi Simonetta sul Sole 24 Ore del 25 giugno 2017 che parla di “Otto montagne” come di un “prodotto da esportazione (…) legato del resto a modelli importanti, s’intende nordamericani”. Un peccato davvero imperdonabile per l’autore che, come osserva Marchesini, più ostenta il ritiro in un “silenzio verde” lontano dalla società tecnologica e chiacchierona. (Ser) 

Il nuovo libro di Matteo Marchesini dedicato alla letteratura italiana contemporanea. In apertura Paolo Cognetti in una bella immagine di Stefano Torrione.

3 thoughts on “Cognetti? Giù dalla torre

  • 24/02/2019 at 13:18
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    Sottoscrivo in toto i due commenti precedenti. Gadda e Montale di valore assoluto. E aggiungerei che questo Marchesini sedicente critico mi sembra solo uno dei tanti seminatori di odio di cui è zeppo il Web e non solo…in questi tempi bui. Gradirei che Mountcity non desse risonanza ai seminatori di odio e zizzania. Sperando che raccolgano tempesta. Paolo Cognetti invece è una gran bella persona.

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  • 19/02/2019 at 12:48
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    “il premio Nobel Eugenio Montale risulta un qualunquista scettico in pantofole”:
    Matteo Marchesini, chi? Si definisce critico, poeta, narratore e saggista e aggiungerei gran presuntuoso.

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  • 15/02/2019 at 13:48
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    A squalificare Marchesini basta il giudizio negativo riservato a Gadda. Se Marchesini non ne comprende la grandezza farebbe bene a dedicarsi ad altro. Considero patetica questa voluttà dissacratoria fine a se stessa. Carlo Alberto Pinelli

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