Se queste sono Dolomiti

Pro o contro la chiusura regolamentata dei passi dolomitici nel periodo estivo? La presa di posizione di Reinhold Messner a favore delle limitazioni del traffico riportata in mountcity ha sollevato qualche prevedibile obiezione. Beato lui che ha la bacchetta magica, ma che cosa succederebbe se i frequentatori dei suoi castelli fossero costretti a disertare per il blocco del traffico? Questo se lo chiede polemicamente un lettore. “I passi non si possono chiudere, vorrebbe dire fermare l’economia di aree enormi”, interviene Dario Monti di “Vie storiche” che ammette tuttavia l’opportunità di applicare un pedaggio ad auto e moto. Come se i pedaggi bastassero a risolvere i problemi del traffico. Il destino dei passi è comunque deciso. Apertura senza limiti, come impongono senza se e senza ma le amministrazioni a trazione leghista del Trentino e del Veneto.

“Per il 2019 i passi saranno aperti”, conferma nelle pagine del Corriere del Trentino il 22 febbraio 2019 l’assessore Roberto Failoni. Chi sogna il silenzio degli alti pascoli dunque si rassegni. Dove non arriva il rombo delle moto e delle auto si spande il ronfare dei trenini turistici dotati di robusti motori diesel che invadono gli sterrati in quota riservati ai collegamenti con le malghe. Dove non arrivano i trenini arrivano i quad con i loro rombanti raduni per prati e boschi, sindaci consenzienti. Dove vengono a mancare queste favolose attrattive, si fanno largo sullo sfondo del Pelmo e dell’Antelao i gonfiabili per la gioia dei bimbi e dei loro genitori. Si completa in tal modo l’immagine di queste Dolomiti in stile Disneyland tanto cara agli amministratori. Sono state messe a tacere le obiezioni alla riapertura dei passi del presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher, che auspicò nei giorni scorsi un dialogo con la Provincia di Trento e la Regione Veneto prima di prendere decisioni ufficiali. E grande si segnala, per quello che conta, il rammarico dell’ex campione ciclista Manuel Quinziato che sui giornali locali esprime il suo appoggio al tentativo del presidente della Provincia di Bolzano di rilanciare la chiusura. Favorevole con riserve alla chiusura è poi Francesco Moser. “Per la bici sarebbe un vantaggio”, spiega l’ex campione, “ma i ciclisti non sono gli unici a essere coinvolti. Si potrebbero creare degli appuntamenti fissi: giorni in cui si sa che per arrivare al passo ci si può muovere solo con mezzi ecologici, la bici innanzitutto”.

Un trenino turistico nelle praterie della Val di Fassa e, in apertura, auto parcheggiate in Valle San Nicolò (ph. Serafin/MountCity)

Sul problema va infine registrato sul Corriere del Trentino del 21 febbraio l’intervento di Mauro Gilmozzi, ex assessore provinciale, che ritiene ingiusta la retromarcia dei nuovi pubblici amministratori e ricorda come “per lavorare con serietà sono stati predisposti degli studi sul turismo sostenibile e sul traffico, commissionati dalla Fondazione Dolomiti Unesco ad Eurac, che mettono in evidenza la sofferenza dei frequentatori dei passi indotta da eccesso di traffico, di rumore, dalla commistione tra bici e macchine, e offrono molti spunti di metodo e di sostanza per affrontare il problema con uno sguardo attento alle dinamiche del turista europeo del futuro”. C’è un solo modo, in realtà, per evitare la sofferenza dei frequentatori dovuta all’eccesso di traffico: indurli a scegliere altre mete alpine, possibilmente lontane da queste ormai infrequentabili Dolomiti ridotte a carosello puramente ludico e ciononostante patrimonio dell’Umanità. (Ser)

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