Ma di quale sostenibilità si parla?

Se ne discute da più di un decennio, quanto tempo dovrà ancora passare per capire che il libero transito di auto e moto sui passi dolomitici nei periodi di punta provoca soltanto un pernicioso frastuono e insopportabili ingorghi? Che molti turisti non ne possono più? Nonostante le raccomandazioni della Fondazione Dolomiti Unesco, nonostante il lavoro svolto da Mountain Wilderness, le amministrazioni delle provincie di Trento e Belluno e i comuni interessati non trovano un’intesa nemmeno per la soluzione “soft” di una chiusura giornaliera limitata a poche ore. Purtroppo l’interesse delle pubbliche amministrazioni è pari a zero anche per la riduzione della rumorosità delle moto che sfrecciano prive di controlli sui tornanti e sotto le fantastiche guglie. La Commissione per la Protezione delle Alpi (Cipra) ha invitato a impedire il transito ai centauri che superano i 65 dB di rumorosità e a imporre ovunque, facendolo rispettare, il limite dei 60 chilometri orari. Parole al vento. Godetevi dunque mentre camminate sui sentieri il rombo di fondo che sale dai tornanti stradali e che vi accompagna come una sgradevole colonna sonora. Può essere motivo di consolazione apprendere dal Corriere del Trentino di domenica 24 febbraio 2019 che ancora una volta Mountain Wilderness non ci sta. E che dopo gli ultimi annunci dell’assessore provinciale Roberto Failoni sul nodo dell’apertura al traffico dei passi dolomitici (con l’intenzione di non replicare le limitazioni sperimentate lo scorso anno) rilancia. Lo fa chiedendo alla giunta “un ripensamento”.

Franco Tessadri

“La giunta”, scrive pacatamente in una nota il presidente nazionale dell’associazione Franco Tessadri, “ha deciso in modo rapido e unilaterale di interrompere il cammino fra amministrazioni e associazioni ambientaliste intrapreso fin dal 2016 e volto a limitare il traffico automobilistico estivo in modo ragionato e consapevole, alla luce dei considerevoli danni ambientali che sta inesorabilmente producendo. Con un colpo di spugna la giunta cancella dunque un lungo e faticoso lavoro, peraltro ancora solo all’inizio e condiviso fra associazioni ambientaliste trentine e altoatesine”. “E’ uno stop”, prosegue Tessadri, “che strizza l’occhio all’economia locale danneggiata e privata dei propri proventi. Ora la Provincia chiederà un confronto con Alto Adige e Veneto per cercare delle alternative che però non potranno nemmeno avvicinarsi al faticoso percorso a suo tempo mediato fra mille difficoltà fra Alto Adige e Trentino, con l’istituzione di servizi navetta cadenzati e combinati che quantomeno riducevano il pesante afflusso dei mezzi motorizzati privati, pur con tutti i limiti legati ai ristretti tempi di chiusura stabiliti”.

“È bene ricordare”, ammonisce per concludere Tessadri, “che dal Veneto in materia di traffico non c’è stata, fino ad oggi, alcuna apertura o condivisione di quell’iniziativa e a tutt’oggi ci sono scarse reali speranze di un possibile accostamento al tema. Possiamo solo attendere, fiduciosi in un ripensamento della Provincia di Trento, ricordando che la decisione presa contrasta con tutte le buone pratiche che dovrebbero portarci alla tanto sbandierata sostenibilità ambientale. Per ora però il tema della sostenibilità sembra purtroppo rimanere pesantemente ostaggio di miopi visioni economiche e di profitto immediato”. Beninteso, la zona di cui si parla è inserita dal 2009 nel riconoscimento Unesco gestito dalla Fondazione Dolomiti. Che per ora sull’argomento tace. (Ser)

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