Alpinisti o funamboli?

Un video realizzato con telecamera go pro sulla Cresta del Leone è stato pubblicato da Hervé Barmasse nella sua pagina fb il 7 febbraio 2019 alle 21.14. Alle ore 7.49 del 20 febbraio 2019 si contavano 421 commenti, 2166 condivisioni e 208.233 visualizzazioni a quanto si legge nel blog di Alessandro Gogna. Si viene però a sapere che la maggior parte dei commenti “erano scritti da una categoria di persone che possono essere definite in molti modi e uno dei più calzanti è rompicoglioni”. Forse Hervé non aveva previsto questo coro di persone che, da comuni e pavidi mortali, non hanno apprezzato il suo modo di suscitare stupore o meglio di épater le bourgeois come direbbe Macron. Chi lo conosce sa benissimo però che il suo alpinismo si esprime in forme consapevoli e professionali (è anche guida alpina e fa parte di una stirpe di guide) e che quella spettacolare escursione tra cielo e terra con un baratro sotto i piedi e nessuna apparente sicurezza può essere vista come un fatto normale per gente come Hervé. Osa, osa sempre e sarai come un dio, raccomandava ai colleghi alpinisti il grande Gervasutti offrendo anche l’esempio, buono o cattivo che dir si voglia.

Hervé Barmasse mostra agli spettatori di “Kilimanjaro” la sua aerea passeggiata sulla cresta del Leone. In apertura il funambolo Philippe Petit passeggia sulle funi tese fra le torri gemelle del World Trade Center nel film “The Walk”.

CAVALLO DI BATTAGLIA. Allo stesso modo di Barmasse un funambolo autodidatta come Philippe Petit, che passeggia su funi tese attraverso le cascate del Niagara o le torri gemelle del World Trade Center come ci mostra nel film “The Walk”, dimostra che per certe persone dotate di preparazione e adeguato sistema nervoso queste situazioni da cardiopalma si possono affrontare senza creare problemi a se e agli altri. E’ da tempo, del resto, che l’alpinista valdostano cerca di bucare i teleschermi con questa stravagante passeggiata ripresa in soggettiva, anche se di questo precedente non tutti i rompicoglioni sono al corrente. La riprova? Nella trasmissione Kilimanjaro di domenica 2 ottobre 2016 su Raitre Hervé ripropose questo suo assolo diventato un cavallo di battaglia. Era lo stesso brano filmato con cui mandò in visibilio il 3 giugno di quello stesso anno il direttore de La Repubblica Mario Calabresi che lo intervistò al Maxxi di Roma sul palco di “Repubblica delle Idee” (l’intervista andò poi in onda in differita).

VOLTASTOMACO. La spigliata conduttrice di “Kilimangiaro” Camila Raznovich disse in faccia a Hervé che quelle immagini le davano il voltastomaco, sensazione probabilmente condivisa da altri sensibili spettatori. Rispettosamente, Camila chiese a Hervé quanto è larga quella cresta. Ed Hervé precisò pignolescamente, come può fare un artigiano parlando di una sua creazione, che si andava dai quaranta ai sessanta centimetri facendo vedere con le mani quanto era larga, pardon, stretta quella cresta. Quanto basta, disse, per una passeggiata in “free solo”, un’esperienza che a suo dire per un alpinista può essere considerato un fatto normale, così come per un funambolo è normale passeggiare su una corda tesa tra due grattacieli.

BUCARE GLI SCHERMI. Non sono mancate nella trasmissione condotta dalla Raznovich le solite considerazioni su che cos’è la paura, se è giusto ignorarla e come viene esorcizzata dagli alpinisti, e così via. Ma agli alpinisti piace talvolta (qui si potrebbero citare nomi e cognomi) “fare il circo” quando sanno che dal basso qualcuno assiste col cuore in gola alle loro prodezze. Recentemente Dani Arnold, noto recordman svizzero sulle grandi vie alpinistiche di salita, ha stupito il mondo non solo scalando la parete nord delle Grandes Jorasses in poco più di due ore, nuovo primato di velocità, ma togliendosi le scarpe nella prima parte della scalata come si è potuto osservare in un servizio filmato della Tv Svizzera. Oggi c’è sempre a disposizione nei passaggi chiave una telecamera go pro o un drone che consente alle star dell’alpinismo di bucare gli schermi e fare contenti gli sponsor. (Ser)

Così Epoca diede conto negli anni Sessanta dei funambolismi di Walter Bonatti.

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