Niente “messaggi”. Esce il libro di un alpinista comune

Una nuova collana denominata “Maestri muti” viene annunciata da Edidiclo per riunire in un contenitore unico le proposte dedicate ai monti, quelli che Goethe definì “I maestri muti che fanno discepoli silenziosi”. La grafica vintage richiama “alla solidità e alla raffinatezza dei libri di un tempo”. Primo volume della serie è “C’è sempre per ognuno una montagna” di Giancarlo Bregani che uscì in prima edizione per Tamari Editori, Bologna, 1969, vincendo il 1° Premio letterario “Maria Brunaccini” nel 1967. La nuova prefazione è affidata a Michele Comi, guida alpina e ideatore, assieme a Nicolò Berzi, del più importante meeting di bouldering mondiale, Il Melloblocco.

Nel 1945 Bregani, nato alpinisticamente in Valtellina era poco più che un ragazzo appena uscito dagli anni oscuri della guerra. Un giorno di agosto, a quindici anni, si lasciò tentare da un paio di vecchie scarpe chiodate e da un sentiero nel folto di un bosco, per raggiungere “quel mondo irto di luci e di forme, profondo di suoni inespressi, enorme per masse e per spirito”. Era la montagna che gli si presentava. Fu l’inizio di un amore e di una passione che non l’avrebbero più lasciato. Nel libro racconta dei suoi inizi, delle prime, semplici vie ma anche delle “prime” assolute degne di ogni attenzione. Storie profonde, talvolta drammatiche, che concedono molto alle emozioni, che parlano di paure e di soddisfazioni, di fulmini e di compagni di cordata, e di tutto quello che di bello la vita di montagna può regalare. Compreso il “canto corale”, del quale Bregani è stato riconosciuto studioso, interprete e ambasciatore nel mondo.“Giuseppe guida alpina”, “Le Gracchie del Bernina”, “Il Colpo di Sansone”, sono solo alcuni dei capitoli del libro. “Riprendono situazioni e scene condotte in luoghi conosciuti e con personaggi noti”, spiega Comi  nella prefazione, “rafforzate dai racconti provenienti dalla mia lunga tradizione familiare, fatta di guide e gestori di capanne alpine sin dai primi del ’900”.

“Un libro comune di un alpinista comune”, viene definito il libro dall’autore. “In queste pagine non vi sono altro che le mie esperienze, le mie paure, le mie soddisfazioni così come la vita alpina, in ogni sua occasione, me le ha donate. È certo che questo libro non contiene alcun ‘messaggio’, non fa denunce sociali, non è ‘impegnato’: può essere considerato un libro fuori moda, sorpassato, ricco com’è di amore per la grande natura della montagna”.

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